Gioco
Per il monitoraggio tre pendoli collegati al pc in un magazzino
PISA. Tre pendoli meccanici e un livello con la bolla d’aria sotto la Torre. Poi un computer chiuso in un magazzino accanto agli uffici dell’Opera della Primaziale. È con questi strumenti che gli...
PISA. Tre pendoli meccanici e un livello con la bolla d’aria sotto la Torre. Poi un computer chiuso in un magazzino accanto agli uffici dell’Opera della Primaziale. È con questi strumenti che gli esperti monitorano il monumento di Piazza dei Miracoli. «È bene che restino meccanici – spiega il professor Nunziante Squeglia, docente del Dipartimento di ingegneria civile dell’Università di Pisa ed esperto di geotecnica – perché quelli elettronici sono molto più delicati. Pensiamo ai fulmini, che possono romperli o danneggiarli molto facilmente».
L’ingegnere dell’ateneo illustra le dotazioni anche ai giornalisti di Afp (Agence France-Presse) arrivati da Parigi ieri mattina proprio per conoscere i segreti della Torre. «Ci sono due pendoli vicini – il professore li indica dal fondo con la mano – uno del 1935, l’altro più recente. Hanno dei fili attaccati. Quello nuovo ormai è diventato il principale, il vecchio invece funziona ancora ma abbiamo dovuto riposizionarlo dopo il raddrizzamento. L’importante per noi è che continui a funzionare bene. E lo sta facendo».
I pendoli, in tutto, sono tre. Ce n’è appunto un terzo, collegato a un filo che parte dalla sommità della Torre, che si chiude con un contenitore di olio densissimo che permette al filo di non penzolare autonomamente. E pochi centimetri più in alto, per misurare le eventuali e future variazioni, ha legato un lettore ottico con un carrellino, ciò che serve per alimentare i dati del computer chiuso in una sorta di magazzino delle cianfrusaglie, accanto agli uffici dell’Opera della Primaziale.
Lì, davanti agli occhi del professor Nunziante Squeglia, si animano grafici con intervalli temporali personalizzabili. Sono tutti concordi, in ogni modalità. E mostrano il raddrizzamento della Torre nel tempo. Quarantacinque centimetri in 20 anni (dal 1999 al 2018), quattro negli ultimi 17 e un millimetro l’anno fra l’estate e l’inverno per effetto del sole che batte sul paramento sud. —
S.T.
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