Il Tirreno

Pisa

L’ex Telecom tolto dal mercato, vi sarà trasferita l’Anagrafe

Francesco Loi

Il palazzo di piazza Facchini è stato cancellato dal piano delle alienazioni: sarà di nuovo utilizzato dal Comune

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Il palazzo ex Telecom è stato cancellato dal piano delle alienazioni. In altre parole, il Comune lo ha tolto dal mercato. E lo utilizzerà di nuovo in proprio. È questo uno degli elementi più particolari dell’atto che sarà votato dal consiglio comunale insieme al documento unico di programmazione e al bilancio di previsione. Nel piano ci sono tutte le proprietà del Comune di Pisa. Un elenco lunghissimo che va da edifici storici come Santa Croce in Fossabanda ad altri assai noti perché in cerca di soluzione da molti anni come la Mattonaia. E poi appartamenti, terreni, fondi. Tutto in vendita, per un valore complessivo di qualche decina di milioni di euro.

Invece il palazzo ex Telecom seguirà un’altra strada. «Abbiamo considerato più utile impiegare l’edificio per una migliore ridistribuzione degli uffici comunali», conferma il vicesindaco Raffaella Bonsangue (Forza Italia) che ha, tra le altre, la delega al patrimonio. Sul “recupero” dell’edificio di piazza Facchini lavorerà una commissione di esperti. Ma un’idea base già esiste. «Ipotizziamo di ricollocare all’ex Telecom gli uffici della ragioneria che ora si trovano alla Sesta Porta e che invece in questo modo tornerebbero nei pressi di Palazzo Gambacorti», dice Raffaella Bonsangue. Ma l’idea principale è quella di spostare e riorganizzare in piazza Facchini l’Anagrafe, che così lascerebbe la storica sede di piazza XX Settembre. Gli spazi al piano terra di Palazzo Gambacorti verrebbero invece usati «in parte come location espositiva ed in parte come sale riunioni», specifica.

Il palazzo ex Telecom è oggetto da anni di tentativi di vendita a vuoto, con ripetute aste andate deserte. Non aveva cambiato la sostanza nemmeno la possibilità di un ribasso fino al 10% per smuovere le acque. La base d’asta è rimasta la stessa, ovvero 5 milioni e 900mila euro. Il primo bando si era concluso nel luglio di tre anni fa con un niente di fatto dopo la mancata accettazione da parte del Comune dell’offerta avanzata dalla Fondazione Pisa (5,2 milioni di euro, ribasso considerato eccessivo dagli uffici comunali). L’esito non è cambiato nei tentativi seguenti: a novembre 2015 era stata fissata la possibilità di un ribasso non superiore al 3% sul prezzo a base d’asta di 6,2 milioni di euro. Al terzo tentativo era stata giocata la carta dello “sconto” a 5, 9 milioni di euro (senza ribasso), ma inutilmente. Il quarto bando invece aveva previsto un ribasso non superiore al 5%. Risultato, sempre zero offerte.

L’edificio, con destinazione industriale nel settore delle telecomunicazioni, è stato realizzato negli anni Cinquanta dal ministero delle Poste e Telecomunicazioni-Azienda di Stato per i Servizi Telefonici, su un’area di ruderi della Seconda guerra mondiale. Ora la destinazione è residenziale e di servizi.

L’altra grande partita è quella della Mattonaia, 11 appartamenti e 6 fondi commerciali in pieno centro. Un nodo irrisolto ancora da più anni rispetto all’ex Telecom. Il complesso di trova alle spalle della chiesa di San Michele in Borgo. «È proprio confinante con chiesa, che sembra vantare diritti di accesso. Ho chiamato l’arcivescovo Giovanni Paolo Benotto, vediamo se possono esserci sviluppi», rivela la vicesindaco Bonsangue. Dunque, un dialogo aperto con la Curia per verificare se la Mattonaia può legarsi alle attività della chiesa. Un tentativo nuovo, diverso dagli altri, rispetto alle aste andate deserte anche in questo caso.

Da tempo il Comune e la parrocchia si fronteggiano sulla proprietà di un marciapiede che passa dietro la chiesa dove c’era una vecchia entrata per i fedeli. «Spero che quando si dovrà procedere con i lavori si sarà chiarita la vicenda o ci sarà stata l’acquisizione da parte nostra di quello “zoccolo” che costeggia il retro della chiesa, anche se ribadisco che la porzione su cui la parrocchia vanta dei diritti è di proprietà del Comune», una delle recenti dichiarazioni di Andrea Serfogli, quando era assessore al patrimonio. Sembra che le missive tra Comune e parrocchia vadano avanti dagli anni Quaranta. In alcuni faldoni si certifica che l’intera piazza su cui si affaccia la Mattonaia appartiene alla chiesa in quanto lì c’era un convento, che poi è stato bombardato e al suo posto venne costruito un parcheggio (comunale). «A noi risulta, da dati catastali, che quell’area sia nostra», ha ribadito nel tempo il Comune. È pur vero però che quel marciapiede è proprio attaccato alla chiesa e in passato ci passavano i fedeli. —



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