Finanza
«Ragazza difficile, ma mai abbandonata»
I familiari della giovane suicida negano di averla allontanata. «Anzi, iniziò a drogarsi al tempo della casa famiglia»
pontedera. «Non abbiamo mai abbandonato Fatima (nome di fantasia, ndr). Quando sapevamo che stava frequentando brutti giri lo abbiamo sempre detto ai carabinieri e ai servizi sociali. Aveva un carattere difficile e voleva allontanarsi da noi. E, comunque, ha iniziato a drogarsi quando stava in una casa famiglia».
I familiari della giovane magrebina incinta di tre mesi che ha scelto di togliersi la vita lanciandosi sotto un treno a Pontedera non vogliono l’etichetta della famiglia che ripudia l’adolescente ribelle e problematica. «Abbiamo saputo che era incinta dai giornali» rimarcano. Lo fanno attraverso il loro legale, l’avvocato Monica Carmisciano che con la collega Beatrice Bottai li assiste da anni «per cercare di sottrarre la ragazza da un sistema giuridico-sociale che non funziona e che, soprattutto in questo caso, ha fatto acqua da tutte le parti».
Il legale sottolinea il pieno inserimento sociale della famiglia che da tempo aveva ingaggiato una battaglia con il Tribunale per i Minorenni per riottenere l’affido della ragazza. C’era stato un episodio denunciato dalla giovane contro i suoi familiari. Un maltrattamento che aveva fatto scattare il codice rosa al pronto soccorso di Pontedera. «Quel procedimento si è chiuso con un’archiviazione – spiega l’avvocato –. Dopo il soggiorno nella casa famiglia la ragazza è tornata con i familiari. Poi è andata via di nuovo. E ha fatto un’altra denuncia. Un comportamento che noi riteniamo sia da attribuire alle cattive frequentazioni che l’hanno portata nell’ambiente delle tossicodipendenze». L’8 dicembre avrebbe compiuto 19 anni. «I suoi genitori hanno lottato per anni contro il Tribunale per i Minorenni e i servizi sociali affinché potessero sottrarre la ragazza da questa tragedia già annunciata – prosegue il legale –. Hanno denunciato che la figlia, minorenne, mentre era affidata ai servizi sociali di Pontedera, in una casa famiglia, aveva iniziato a drogarsi. Abbiamo denunciato tutto ai servizi sociali e presentato anche un esposto ai carabinieri contro i servizi sociali affidatari. Abbiamo richiesto, con apposita istanza al Tribunale di autorizzare i genitori a portare via la ragazza dall'Italia, consentendo loro, prima del compimento della maggiore età, di ricondurla in nord Africa, dalla nonna e dalla zia con cui era cresciuta durante la sua infanzia e che l'avrebbero potuta aiutare a ritrovare la serenità perduta, proprio per allontanarla da Pontedera e dalla droga, ma non siamo stati ascoltati». A marzo i familiari avevano chiesto ai servizi sociali notizie sulla ragazza che, diventata maggiorenne, era ormai libera da ogni vincolo giuridico. Una libertà che l’ha resa vulnerabile in un mondo che non dà scampo a chi lo affronta con le insicurezze di un’adolescente alla ricerca di se stessa e che trova solo chi si approfitta delle sue fragilità. —
Pietro Barghigiani
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