Il Tirreno

Pisa

Tangenziale, due soluzioni per non abbattere l’acquedotto

Francesco Loi
Tangenziale, due soluzioni per non abbattere l’acquedotto

L’assessore Dringoli: modificare il tracciato a nord oppure dividere le corsie, l’importante è non fare il sottopasso

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Almeno due ipotesi sul tavolo, ma un unico obiettivo. «Evitare di fare il sottopasso», dice l’ingegner Massimo Dringoli, assessore comunale all’urbanistica, a proposito del progetto della tangenziale nord-est e delle polemiche che si sono scatenate dopo che è diventata pubblica la bozza di programma di mandato del sindaco Michele Conti. Quella nella quale si ipotizza la rimozione di due o tre arcate dell’acquedotto mediceo, all’altezza dell’incrocio con via Puccini, per far passare la strada: una soluzione, nelle intenzioni della giunta, per contenere i costi complessivi dell’opera ed anche l’impatto sul paesaggio.

Palazzo Gambacorti non ha dubbi sull’utilità della tangenziale, semmai sulla reale possibilità di trovare i 70 milioni di euro che servono per realizzare l’intero tracciato da Madonna dell’Acqua a Cisanello. L’utilità è quella di una variante sia all’Aurelia nel tratto di Madonna dell’Acqua che per alcuni quartieri cittadini, in particolare Porta a Lucca e Pratale. «Toglierebbe tanto traffico anche dal centro di Pisa, per questo bisogna trovare il modo di fare questa nuova strada», dice Dringoli.

E costruirla significa individuare una soluzione per superare l’ostacolo rappresentato dalla presenza dell’acquedotto mediceo. La soluzione del sottopasso è prevista nel piano di fattibilità, per un costo di circa 6 milioni di euro. L’impatto di un eventuale sovrappasso non sarebbe peraltro minore, considerato che dovrebbe passare molto in alto.

Ma quali sono le possibili soluzioni per evitare la rimozione degli archi? Dringoli ne indica intanto due, «ma il confronto è aperto e non ci sono comunque decisioni prese», sottolinea l’assessore.

La prima alternativa sarebbe quella di modificare in quella zona il tracciato della tangenziale, facendolo passare dove gli archi non ci sono più. «All’altezza del fosso Vicinaia ne mancano già alcuni, in questo caso si tratterebbe di deviare il percorso della strada più a nord, superando il fosso con un cavalcavia».

Ipotesi numero due, questa senza modificare il tracciato della tangenziale attualmente disegnato sui progetti: l’idea sarebbe quella, nel punto “incriminato”, di dividere la tangenziale in due facendo passare una corsia sotto un arco e l’altra corsia sotto l’arco a fianco. «Le misure dovrebbero esserci - dice Dringoli - anche se prima si dovrebbero consolidare gli archi interessanti, oltre ad abbassare la strada di un metro, ma non di nove come nel piano attuale», spiega l’assessore, che stima per questo intervento un costo di circa un milione di euro. «E con i milioni risparmiati, che potrebbero essere anche cinque, si potrebbe mettere in sicurezza tutti i sei chilometri dell’acquedotto».

Entrambe queste soluzioni comportano comunque la revisione del progetto, tanto che, ammette Dringoli, «quella di abbattere 2-3 arcate, recuperando il materiale per ricostruirne altre crollate in passato, resta la più semplice». L’assessore, ad esempio, ricorda i due archi ai lati dell’incrocio, ancora transennato dopo oltre trent’anni, tra via dei Condotti e via Puccini, ma anche uno poco prima del fosso della Vicinaia e due all’attraversamento dello stesso fosso.

«Per questo - conclude Dringoli - non può apparire offensiva nei confronti della tutela monumentale l’ipotesi di smontare due o tre archi per riutilizzare lo stesso materiale nella ricostruzione degli archi crollati, migliorando quindi, e non interrompendo ulteriormente, l’effetto dato dalla vista della continuità della struttura». —


 

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