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verso il congresso 

Zingaretti mette insieme gli orlandiani e Fontanelli

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Zingaretti mette insieme gli orlandiani e Fontanelli

In tanti all’incontro con il candidato alla segreteria nazionale del Pd contrapposto a Minniti, sostenuto dai renziani. Presente anche l’ex sindaco

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PISA

Quando arriva Nicola Zingaretti l’auditorium della Sesta Porta è già pieno. Qualcuno rimane sorpreso, per altri è il contrario: «Alla cena al circolo Arci di Pisanova abbiamo riempito i 310 posti a sedere disponibili e abbiamo dovuto dire no a tante persone». Doppio appuntamento pisano per il candidato “di sinistra” a segretario nazionale del Pd, sicuramente quello che più si contrappone ai renziani e che, secondo i sondaggi, affronterà un testa a testa con l’altro candidato di spicco, l’ex ministro Marco Minniti. A Pisa Zingaretti si divide: prima il confronto con le realtà del sapere, poi la cena popolare in un quartiere periferico.

Nell’auditorium della Sesta Porta si sono confrontati su conoscenza, istruzione e futuro il direttore della Normale, Vincenzo Barone; il rettore della Scuola Sant’Anna, Pierdomenico Perata; il presidente dell’area di ricerca del Cnr, Domenico Laforenza, moderatore il direttore de Il Tirreno, Luigi Vicinanza. E il rettore dell’Università degli studi, Paolo Mancarella? «È stato invitato, ma ha preferito non partecipare», dicono gli organizzatori. Forse non ha voluto esserci per non dare l’impressione di schierarsi, secondo un’altra voce alla Sesta Porta.

Sui manifesti e sulla comunicazione social dell’iniziativa riferimenti assenti al Pd. «Semplicemente sono state usate le immagini della campagna nazionale di “Piazza Grande”», la spiegazione più agevole. «Noi non siamo quelli del civismo», la battuta, forse nemmeno tale, che arriva a ruota per rimarcare la distanza con la nuova strategia della Leopolda renziana. Che sia stata a Pisa la prima vera uscita di Zingaretti, in Toscana, non può essere un caso. È trascorso poco più di un mese dalle primarie aperte per la segreteria regionale, una consultazione che ha ribadito come il Pd pisano abbia due anime pressoché equivalenti: la renziana Simona Bonafè, nella provincia pisana, l’ha spuntata solo con il 50,7% sull’orlandiano Valerio Fabiani (49,3%).

Proprio Fabiani, insieme all’altra leader della sinistra del partito, la consigliera regionale Alessandra Nardini, era in prima fila ad accogliere Zingaretti. Alla Sesta Porta tanti volti noti della politica pisana, qualcuno ad ascoltare, la grande maggioranza a sostenere il governatore del Lazio (altri invece attendono le mosse di ulteriori possibili candidati come Martina e Richetti). Dal presidente di Acque Spa Giuseppe Sardu all’ex amministratore di Pisamo Fabrizio Cerri, dagli ex assessori Andrea Ferrante ed Ylenia Zambito alla consigliera comunale Olivia Picchi e alla presidente dell’assemblea Pd Linda Vanni, dal sindaco di San Giuliano Sergio Di Maio a quello di Vecchiano, e presidente della Provincia, Massimiliano Angori, il “dissidente” Dario Danti.

In mezzo anche Paolo Fontanelli, già deputato di Articolo Uno-Mdp. «Sono venuto ad ascoltare, dal Pd sono uscito e non ho rimpianti. Noto che c’è una caduta di credibilità non facile da rimontare. Soprattutto se non avviene una riflessione profondamente critica sulle ragioni che l’hanno determinata. È certo che anche sul versante che riguarda Liberi e Uguali non ce la passiamo bene. Anche qui: o c’è una spinta innovativa, in grado di sollecitare un nuovo interesse e una partecipazione rinnovata, o si rischia di restare in un guado privo di sbocchi». —

FRANCESCO LOI

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