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Pisa

La vallata incenerita ora è un laboratorio: le Università studiano il moto del fuoco

Stefano Taglione
La vallata incenerita ora è un laboratorio: le Università studiano il moto del fuoco

Quattro fra tesisti e laureandi di Firenze e Pisa in quota insieme agli operai forestali. Prelievi su sughere e nel sottosuolo

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calci

Sono saliti sul Monte Serra per capire come si è propagato il fuoco. Prelevando campioni dal sottosuolo e da alcune piante particolarmente resistenti al calore come le sughere. Il terribile incendio di fine settembre è già al centro delle tesi di un tirocinante e due tesisti del corso di laurea di Scienze forestali dell’Università di Firenze, che stanno raccogliendo una serie di dati per fornire risposte scientificamente valide e utili all’analisi del devastante rogo di Calci e Vicopisano. Gli studenti – un uomo e due donne – sono coordinati dal professor Federico Preti, docente di Idraulica agraria e sistemazioni idraulico-forestali dell’ateneo toscano, che in questi giorni li sta accompagnando sulle vallate incenerite insieme agli operai forestali della Regione Toscana.

L’obiettivo degli studiosi è stabilire scientificamente l’impatto del fuoco sulla permeabilità dei terreni. Un lavoro che, dall’Università di Firenze, sarà utile anche alla protezione civile regionale. I sopralluoghi in quota sono iniziati due settimane fa e i ragazzi, dal lunedì al venerdì, intervallano due-tre giorni di lavoro sul campo ad altrettanti in laboratorio, per analizzare ciò che prelevano dal cuore del monte. Insieme a loro c’è anche uno studente di Geobotanica e cartografia della vegetazione dell’Università di Pisa, iscritto al Dipartimento di scienze agrarie. Lui si sta occupando per lo più delle piante e dei prelievi sulle sughere. Il suo obiettivo è capire il comportamento della vegetazione a contatto con il fuoco, per questo i campionamenti non vengono effettuati solamente in unico punto, ma pure in altri visto che la tipologia di bosco, da zona a zona, sui Monti Pisani può cambiare anche notevolmente.

Nelle prossime settimane, fra l’altro, la collaborazione fra la Regione e le due Università potrebbe continuare. L’obiettivo è infatti capire se ci sono possibilità di rimboschimento non invasivo, anche perché gli stessi esperti ammoniscono chiunque dall’idea di andare a piantare gli alberi nelle vallate senza un preciso disegno scientifico. Per questo lo stesso responsabile operativo della protezione civile di Calci, Fabio Casella, ha chiesto di concentrarsi su altri fronti, come la messa in sicurezza idrogeologica che gli stessi operai forestali stanno portando avanti senza sosta.

I 57 operatori che ruotano di settimana in settimana, ormai da oltre un mese, hanno realizzato buona parte delle opere di protezione. Alcune sono già state messe a dura prova dalle piogge, ma per fortuna non si sono verificati problemi. Il lavoro degli studenti nelle attività di bosco è possibile grazie alle associazioni di volontariato dell’antincendio boschivo di Calci e Vicopisano, che come sempre si sono rese disponibili per qualsiasi occorrenza. Gli operai forestali, ad esempio, hanno messo a disposizione un pick-up allestito con il modulo antincendio per portare l’acqua necessaria a eseguire le prove dei ragazzi. —



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