Il Tirreno

Pisa

Una famiglia parte da Como e trova il museo statale chiuso. Il reggente Aiello: «Servono più lavoratori, ma non ci sono» 

Solo cinque custodi per la Certosa di Calci «Sempre più spesso saltiamo le aperture»

STEFANO TAGLIONE
Solo cinque custodi per la Certosa di Calci «Sempre più spesso saltiamo le aperture»

il casoCinque custodi non bastano più. Se il ministero dei Beni culturali non troverà una soluzione, si annunciano tempi duri per il Museo nazionale della Certosa monumentale. Senza le assunzioni...

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il caso

Cinque custodi non bastano più. Se il ministero dei Beni culturali non troverà una soluzione, si annunciano tempi duri per il Museo nazionale della Certosa monumentale. Senza le assunzioni – non all’ordine del giorno e nemmeno all’orizzonte – o la fusione con il Museo di storia naturale dell’Università di Pisa, la struttura statale dovrà ridurre gli orari di apertura. È quanto conferma il direttore facente funzione, l’architetto Stefano Aiello, che da settembre sostituisce l’ex responsabile Antonia d’Aniello, che ha deciso di andare in pensione con qualche mese di anticipo.

«La carenza di personale riguarda tutto il sistema museale, naturalmente anche Calci – fa notare Aiello – ed era un problema ampiamente prevedibile, visto che il ministero non assume da tempo. Già nell’organico ordinario, composto da cinque custodi, noi siamo al limite. È chiaro che appena qualche lavoratore prende un permesso, come può tranquillamente fare, saltano i turni o le giornate di apertura. Sta succedendo sempre più spesso».

Prima dell’estate, dalla Certosa, quattro dipendenti sono andati in pensione. Senza essere sostituiti. «Se da Roma non troveranno soluzioni tampone – continua Aiello – si può solo pensare a ridurre i giorni di apertura. Non c’è scelta: la matematica ci dice questo. Per assicurare l’orario e i servizi attuali servono più persone, che purtroppo non abbiamo. Il Polo museale della Toscana è a conoscenza di tutto e il direttore Stefano Casciu si sta impegnando in prima persona per risolvere il problema. Ma solo dal ministero potranno decidere di assumere».

La Certosa monumentale è rimasta chiusa anche domenica scorsa. Con diversi turisti rimasti fuori. Alcuni di loro hanno scritto al Tirreno. «Lo scorso anno decidemmo di andare a visitare la Certosa, ma ahimè era lunedì, giorno di chiusura – scrive Antonio Guerriero, che per visitare il museo è partito da Como con la moglie – Quest’anno, per non fare gli sprovveduti, prima di partire ci siamo informati sul web per gli orari della domenica. Apertura dalle 8.30 alle 12. Veniamo da Como. Decidiamo dunque di partire alle 6 da casa per arrivare a Calci in tempo utile per una visita. Arriviamo alle 10 e sorpresa: nonostante dovesse essere aperta, come ci confermano alla biglietteria del Museo di storia naturale che si trova alla porta accanto, la Certosa è chiusa. Senza una ragione apparente. Senza nessuna segnalazione. Telefoniamo al numero indicato sul cartello in prossimità dell’ingresso – continua la lettera – ma non risponde nessuno. Nel frattempo arrivano altri turisti, da diverse zone d’Italia e come noi restano basiti e delusi. Una dozzina nell’arco di 15 minuti. Mi piacerebbe sapere perché era chiusa. Perché quest’Italia così ricca di arte, di storia, di cultura, sperpera l’enorme patrimonio maltrattando i turisti e chi nell’arte ci crede, la apprezza ed è disposto a pagare il prezzo del biglietto per goderne la sua bellezza persino alzandosi alle cinque del mattino in una fredda domenica di novembre? Vergogniamoci», conclude Guerriero.

Il direttore Stefano Aiello, sul caso specifico, spiega comunque che sul sito Internet era indicato «come giorno di chiusura proprio domenica 18 novembre». «Possiamo discutere che non fosse visibile, possiamo dire tutto ciò che vogliamo – dice – ma almeno questo lo avevamo scritto. I problemi ci sono, non voglio certo negarli, ma i giorni di chiusura li comunichiamo per tempo. Spesso i visitatori sbagliano sito, noi abbiamo solo quello del Polo museale. Non possiamo farne uno nuovo». Le aperture domenicali, fra l’altro, rappresentano un altro scoglio. E con soli cinque custodi sono sempre più a rischio. «Ogni dipendente non può lavorare oltre il 30% dei giorni festivi – conclude Aiello – Una percentuale che, in base al contratto, può aumentare fino al 50%. Ed è tutto su base volontaria. Per questo alcune domeniche dobbiamo chiudere. Ma ripeto: con il Polo museale della Toscana stiamo cercando delle soluzione, proprio per valorizzare la Certosa alla quale teniamo tutti, noi in primis». —

STEFANO TAGLIONE

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