Sicurezza
L’ira degli ex lettori, i prof di serie B
La categoria impegnata in uno sciopero, nei giorni scorsi, chiede all’ateneo il riconoscimento dei propri diritti
pisa
«Insegno ma non lo dire», «Malattia 100%. Diritti di tutti», «Stufa di essere invisibile»: sono queste alcune delle frasi che si leggono sulle magliette realizzate dagli ex - lettori, ormai Cel (Collaboratori esperti linguisti) dell’università di Pisa. Sta proseguendo infatti la protesta portata avanti da questa categoria professionale, che nell’ateneo pisano raccoglie 49 insegnanti madrelingua (attivi sia nei Dipartimenti universitari, sia nel Centro Linguistico Interdipartimentale), i quali per la prima volta si sono uniti, con il sostegno del sindacato, e hanno indetto uno sciopero per rivendicare alcuni diritti che col tempo sembrano essere venuti meno. «Di fatto ci troviamo di fronte a una regressione a livello contrattuale», ha affermato la Luisa Panichi, insegnante di inglese e rappresentante degli ex - lettori all’interno del Consiglio del Cli: «il motore della protesta è stato avviato il 15 novembre 2017, quando l’ateneo, durante una riunione in cui è stato convocato il personale Cel, con una modifica della modalità di registrazione elettronica delle lezioni ha di fatto aumentato, a parità di stipendio, le ore di didattica del 33%, con l’annullamento del quarto d’ora concesso agli spostamenti da una sede universitaria all’altra, che non viene più registrato dal nuovo software del registro elettronico».
A questa modifica delle condizioni contrattuali si sono aggiunte anche altre rivendicazioni, in primis il mancato pieno riconoscimento al diritto alla malattia e alla fruizione di altri permessi, previsti per le altre categorie professionali. Dal 2009, infatti, gli insegnanti Cel dell’università di Pisa, pur vedendosi riconosciuto il diritto al congedo per malattia, sono costretti a recuperare integralmente le lezioni non svolte, con la possibilità di rimandare questi debiti didattici anche all’anno accademico successivo. Come sostiene Carmen Llinares Ricart, insegnante di spagnolo e anch’essa rappresentante Cel, «l’assenza di un pieno riconoscimento al diritto della malattia ha anche un forte impatto psicologico: se succede qualcosa di più grave di una semplice influenza, c’è sempre l’angoscia di dover recuperare le ore di didattica perse. Sebbene sia prevista la possibilità discrezionale di un’altra soluzione, soprattutto per i casi più gravi, siamo comunque senza la tranquillità e la certezza di un congedo pieno, senza l’obbligo di recupero».
La debolezza istituzionale di queste figure professionali è anche conseguenza di una scarsa rappresentanza negli organi d’Ateneo: «la paura dell’Ateneo - continua Panichi - è sempre stata quella di dover riconoscere la docenza universitaria, mentre noi chiediamo soltanto che venga ammessa la nostra professionalità di insegnati, anche se subordinati ai docenti universitari di riferimento». Il Cli è infatti fondamentale per l’obiettivo di internazionalizzazione portato avanti dall’ateneo pisano, che tuttavia a partire da questo autunno, con il mancato rinnovo del precedente contratto, ha scelto di non riattivare il corso di giapponese, nonostante gli ottimi risultati già conseguiti e la costante richiesta da parte degli studenti, inferendo così un duro colpo all’apertura globale dell’università, a cui si aggiunge anche il mancato sostegno al corso di cinese. —
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