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Pisa, la musica 1965-1999 Il libro è già un evento
Interviste, foto e aneddoti: trentacinque anni di vita e cultura cittadine l ’opera di oltre mille artisti studiata anche sulle pagine del nostro giornale
pisa
Più di cento interviste, più di 800 foto, più di mille musicisti citati. E poi, ancora, tutto quello che è successo in trentacinque anni a Pisa nel campo musicale: i cantanti, i generi, i negozi, i concerti, i dischi, i festival, le radio.
Pisa, la musica 1965-1999, a cura di Carlo Raffaelli e Luca Doni, ripercorre tutto questo attraverso un paziente recupero di materiale giornalistico e iconografico e, soprattutto, attraverso il ricordo dei protagonisti: di chi ha fondato gruppi, di chi ha creato tendenze, di chi ha aperto locali, di chi ha inaugurato rassegne, di chi ha ideato eventi di grido.
Di chi ha girato il mondo per suonare e di chi ha ospitato i grandi nomi. Di chi si è conteso, talvolta in maniera brusca, premi, spazi di celebrità, raramente dei soldi, spesso pochi e maledetti, come le vite di alcuni di loro.
Nel racconto di Raffaelli e Doni sfilano personaggi beat, rock, progressive rock, jazz, free jazz, punk, new wave, neo-psichedelici, della canzone popolare, dell’elettronica, accomunati dal sogno (a volte realizzato, a volte rimasto una chimera) di farcela, di sfondare, di prendere il biglietto della lotteria giusto. Dalla volontà, questa mai insoddisfatta, di divertirsi. Dall’utopia di cambiare, assieme alla musica, qualcosa della propria città: per fare la rivoluzione, o per aprirla al mondo, o per renderla solo più sensibile ai tempi che stavano mutando.
Come vi è venuta l’idea di questo libro?
«L’idea - risponde Raffaelli - è venuta ad un editore di Massa, Eclettica Edizioni, che aveva notato come analoghe pubblicazioni in altre città avevano avuto molto successo. Conosceva me, sapeva dei miei interessi verso la musica e mi ha proposto di scrivere questo libro, una ricognizione della musica e dei musicisti a Pisa lungo quattro decenni fondamentali: gli anni Sessanta, Settanta, Ottanta e Novanta. Io ho competenza fino a metà degli anni settanta, ma dall’esplosione del Punk ho seguito meno la scena musicale pisana e nazionale. Quindi ho pensato a Luca Doni, che punk e new wave li ha vissuti dall’interno, come fan prima, acuto osservatore e giornalista poi».
Domanda a entrambi: sapevate fin dall’inizio cosa fare?
«Pensavamo di scrivere un testo guida che raccontasse cronologicamente gli avvenimenti, corredati da alcune interviste ai protagonisti. Ma strada facendo la proporzione si è invertita e abbiamo raccolto oltre cento interviste, raccordandole con testi di inquadramento cronologico e critico. Quindi la storia è raccontata dalla viva voce di musicisti, impresari, operatori culturali. Fondamentale è stato Il Tirreno/Il Telegrafo, che abbiamo consultato in tutte le annate, giorno per giorno, dal 1° gennaio 1965 al 31 dicembre 1999, riportando nel libro centinaia di foto, cronache e recensioni. Questa struttura ha reso il libro facile e piacevole da leggere, poiché è possibile consultarlo in modalità “zapping” saltando da un gruppo all’altro, da un periodo all’altro».
C’è anche un aspetto sociale e/o politico?
«C’è sicuramente un aspetto sociologico. Dalla metà degli anni Sessanta al nuovo millennio, la città di Pisa ha subito più trasformazioni che negli ultimi due secoli. In quarant’anni i giovani si sono affermati come nuova categoria sociale con una loro propria identità, di cui la musica è stata il primo segnale forte. La città ha perso il suo carattere industriale per diventare una città di servizi di importanza internazionale, con accelerazioni spesso violente e difficili da governare. Tutto questo viene messo in evidenza nella prefazione del sociologo Marco Bracci».
I vari musicisti si sono fatti intervistare volentieri?
«Tutti hanno mostrato grande entusiasmo, a parte un paio (di numero) di cortesi rifiuti, e grande spirito di collaborazione. È stato davvero emozionante trovare e ritrovare così tante persone che avevano storie da raccontare».
Aneddoti?
«Tantissimi. Li abbiamo sollecitati e ce ne sono stati raccontati davvero molti, spesso buffi o sorprendenti. Costituiscono davvero un valore aggiunto di questo libro».
Difficoltà?
«La lotta contro il tempo: sembrava di non arrivare mai alla fine, anche perché ogni musicista intervistato ce ne proponeva altri, creando una rete vastissima di personaggi. Questo ha allungato i tempi di redazione ma ha dato al volume una profondità e una completezza ragguardevole. Ci abbiamo lavorato, non a tempo pieno naturalmente, oltre due anni. Alcuni protagonisti sono stati difficili da trovare, ma attraverso la modernità di Internet, ce l’abbiamo fatta: qualcuno abita in qualche deserto straniero, altri nel continente americano. L’editore Alessandro Amorese ci ha lasciati liberi di lavorare con calma e in profondità, per raggiungere, speriamo, grande qualità di indagine. Di questo gliene siamo grati. È stata una bella avventura». —
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