La protesta
Si filma per “tutelarsi” contro le aggressioni Autista Ctt nella bufera per il video sul web
L’azienda ha acquisito le immagini. E intanto 800 telecamere installate sui bus a tutela del personale restano spente
pisa
Un deterrente contro le aggressioni. Il cellulare diventa una sorta di strumento di autotutela, ma anche il mezzo per violare la legge sulla privacy.
All’autista della Ctt Nord che la scorsa settimana ha immortalato il suo attacco verbale ad un ragazzo di colore, “reo” di ascoltare musica dallo smartphone senza le auricolari, il video inviato ad alcuni amici e poi finito sul web - rilanciato tra gli altri da Selvaggia Lucarelli sul proprio profilo - rischia di costargli molto caro. L’azienda che gestisce il servizio di trasporto pubblico locale su gomma nelle province di Pisa, Lucca, Livorno e Massa Carrara avrebbe “acquisito” il filmato, ma per il momento non ha ancora deciso eventuali provvedimenti nei confronti del lavoratore. L’autista avrebbe confidato ai colleghi di attivare la videocamera del suo cellulare quando si trova alla guida di linee considerate pericolose (come la Lam Rossa) per tutelarsi in caso di aggressioni, riaccendendo lo scontro tra l’azienda e i sindacati sull’attivazione delle telecamere installate sui bus per immortalare eventuali borseggi e atti di microcriminalità. Ottocento occhi elettronici già installati che restano (ancora) bendati.
L’installazione degli impianti di videosorveglianza si è conclusa lo scorso dicembre, dopo oltre un anno di lavori, su circa ottocento bus della flotta della compagnia di trasporto con l’obiettivo di immortalare eventuali autori di reati, ma soprattutto da usare come deterrente ai crescenti fenomeni di microcriminalità. I dispositivi sono stati installati sulla base di un accordo con le compagnie assicurative, che hanno fornito le telecamere per accertare, in caso di incidenti, le dinamiche dei sinistri stradali. La telecamera, in questo caso, si attiva automaticamente (ma in alcuni casi, denunciano i sindacati, non sono risultate funzionanti). Per riprendere l’ambiente interno deve invece essere il conducente ad attivare il dispositivo. A distanza di un anno, l’impianto resta però ancora spento. Per accenderlo occorre infatti un accordo sindacale, la cui trattativa si è arenata sul possibile utilizzo delle immagini per emettere eventuali sanzioni disciplinari ad autisti e controllori dell’azienda. Una sorta di controllo dei lavoratori e del loro operato.
L’azienda ha fatto ricorso anche ad una norma contenuta nel Jobs Act che permette di bypassare l’intesa sindacale, chiedendo un’autorizzazione al ministero (arrivata) e la sottoscrizione da parte degli autisti di “un’assunzione di responsabilità per poter riprendere gli utenti a bordo”. Una responsabilità che secondo i sindacati non compete ai lavoratori che, in massa, si sono rifiutati di firmare i moduli inviati dall’azienda. Le organizzazioni sindacali hanno sempre rivendicato l’installazione dei dispositivi, ma prevedendo l’uso di telecamere in funzione 24 ore su 24 e non di strumenti la cui responsabilità deve ricadere sul conducente. —
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