Italia
La “casa degli orrori” di Pisanova occupata abusivamente a ripetizione
Il dramma della badante 29enne segregata e violentata: l’alloggio fa parte del patrimonio comunale di edilizia popolare
PISA
«Fatti così drammatici sorprendono sempre, per quanto degrado possa essere visto in questa zona». Luigi Branchitta, presidente ed anima del circolo Arci Pisanova, non ci sta. Non nasconde i problemi del suo quartiere. Ma nemmeno vuole che passi l’idea che quanto accaduto al “casone” di via Puglia, dove una badante 29enne ha raccontato di essere stata segretata e violentata per due settimane senza che nessuno avesse sentito (o voluto sentire) niente, sia normale o scontato.
Eppure quella parte di città è chiacchierata, tanti di quei palazzoni tra le Piagge e il polo ospedaliero di Cisanello sono zone grigie, se non buie, dove non si conosce il vicino di pianerottolo. Certo, non tutto può essere liquidato e definito in questo modo. «È un quartiere popolare, dove c’è gente storicamente pisana, dove abitano famiglie e pensionati», dice Branchitta, che è anche un ex consigliere comunale del Pd. Ci sono però anche realtà come la “casa degli orrori” di via Puglia, all’interno del complesso popolare il cui stato di degrado è stato più volte denunciato.
«Ci si deve interrogare sulle violenze subite da quella povera donna in via Puglia, ma ci si deve anche interrogare se il “casone” possa essere destinato ad uso umano. Sbatterci persone e famiglie in quel luogo, anche in via provvisoria, da parte del Comune è semplicemente inumano», la riflessione/accusa di Branchitta.
È così, la “casa degli orrori” fa parte dal patrimonio comunale di edilizia popolare. In questi mesi, come spiega la stessa amministrazione, è stata prima assegnata regolarmente, poi occupata passando di mano in mano, ovvero dal maggio scorso ad oggi gli occupanti non sono stati sempre gli stessi. Un alloggio in cui l’illegalità è stata incredibilmente padrona.
Il circolo di cui è presidente Branchitta ha sede dall’altra parte di via Cisanello, zona Isola Verde. Nel mezzo quella boscaglia che dovrà diventare un parco urbano (lavori annunciati in partenza dal Comune con bonifica e primi arredi). Accanto ci sono invece le torri incompiute di Bulgarella, simbolo di quella “Pisa nuova” che mai è divenuta tale, “dormitorio” senza il giusto riequilibrio di socialità. Branchitta non a caso dice: «Se le torri venissero completate, tutta l’area acquisirebbe un’altra immagine e in quegli appartamenti verrebbe ad abitare un’altra tipologia di persone, più alta. La zona non sarebbe più monosociale, non solo pensionati, precari e poveri».
In una zona dove è attiva la comunità di Sant’Egidio, dove le scuole svolgono in pieno la loro funzione, il circolo Arci, aperto sette giorni su sette, fa sentire il suo impegno: «Ospitiamo tutti, siamo luogo d’incontro e anche d’intreccio con la città. Qui si muovono persone di sera e di notte, vengono ad incontrarsi e ballare. Questo - aggiunge Branchitta - vuol dire socializzazione». Il circolo però ha dovuto mettere la telecamere. «Per dare un senso di sicurezza, perché la partecipazione della gente è fondamentale. L’amministrazione comunale non deve lasciare da solo il quartiere». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
