Dopo i 25 licenziamenti i dipendenti tornano in piazza
Ex lavoratori e sindacato non vogliono far spegnere i riflettori sul futuro di un sito produttivo che può tornare in funzione
SAN GIULIANO
«E così siamo arrivati alla fine. Nonostante tutti gli sforzi fatti, nonostante gli innumerevoli incontri, nonostante tutto l’aiuto offerto da istituzioni locali e regionali, i lavoratori della Molino Rossi sono stati licenziati». È lo sfogo affidato a una lunga nota del sindacato Flai Cgil Pisa all’indomani dell’ufficialità dei licenziamenti nella storica azienda di Ripafratta. Una vertenza che sarà al centro della manifestazione in programma venerdì alle 10.3 nella piazza principale di Ripafratta.
«Non è bastato - scrive il sindacato - l’attaccamento dimostrato dai lavoratori nei confronti della loro azienda, attaccamento che li ha portati anche a cercare quelle soluzioni, che la proprietà nel suo torpore non cercava. Perché, quello che più lascia l’amaro in bocca, rispetto ad una vicenda che potrebbe sembrare molto simile alle altre, è stato proprio l’atteggiamento della proprietà. La quale, a parole, ha sempre dimostrato comprensione e solidarietà nei confronti della “propria gente”, ma nei fatti non ha fatto che prenderla in giro. Perchè di fronte ad una crisi dovuta solo ad un’incapacità imprenditoriale, il primo atto ufficiale è stato quello di aprire una procedura di mobilità. Perchè per mesi si è continuato a mentire, raccontando che erano state messe in piedi azioni, nei fatti, mai compiute. Perchè, ogni qualvolta che si chiedeva un’assunzione di responsabilità, l’azienda o chi per essa si trincerava dietro un “vorremmo ma non possiamo perché rischiamo..” Ed i lavoratori?» si chiede ancora il sindacato.
«Non era forse giusto correre un rischio per quelle famiglie messe alla fame da errori non loro, lavoratori che hanno commesso l’unico errore di voler continuare a fidarsi, fino in fondo, di qualcuno che diceva che avrebbe fatto l’impossibile per salvare l’azienda? - prosege la Flai - Invece non solo non è stato fatto l’impossibile, ma nemmeno il possibile! Da capire se per incapacità o per volontà, perché spesso la via più facile è quella più seguita. Ma a questo punto ciò non è più importante. Oggi ciò che conta è che ci sono 25 disoccupati in più, non più giovanissimi, che avranno serie difficoltà a ricollocarsi. E che con le belle parole non si mette il pane sul tavolo di nessuno, come invece avrebbero fatto quei soldi in più, dell’incentivo all’esodo, negati senza motivi comprensibili. La lotta dei lavoratori del Molino non si spegnerà come qualcuno vorrebbe. Non permetteremo che i riflettori si spengano così presto su questa triste vicenda. Nella ferma convinzione che prima o poi quel Molino ripartirà, perché ha tutte le carte in regola per farlo, chiederemo a chiunque sarà presto o tardi la nuova proprietà, di assumere prima di altri questi lavoratori, che hanno tutta la conoscenza e la professionalità per far tornare la Molino ad essere leader del settore in ambito regionale, e non solo». —
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