Il Tirreno

Pisa

i numeri dei centri d’ascolto 

Dal quartiere le più numerose richieste di aiuto alla Caritas

F.L.
Dal quartiere le più numerose richieste di aiuto alla Caritas

Si tratta di una delle aree della città con la maggiore presenza di stranieri

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PISA

«Oltre la metà (50,5%) dei cittadini di Pisa che nel 2016 hanno avuto almeno un colloquio ad un centro d’ascolto della Caritas di Pisa vivono nei territori dei Ctp 4 (23,3%) e soprattutto 5 (27,2%), in quell’ampia fascia di territorio urbano che parte dalla zona della Stazione e dell’aeroporto per arrivare sino all’ospedale di Cisanello, estendendosi anche in direzione di San Giuliano Terme attraverso i quartieri di Don Bosco e Pratale». Il rapporto della Caritas offre subito un’indicazione precisa della realtà cittadina. Peraltro, i territori delle ex circoscrizioni 4 e 5 corrispondono anche a due delle tre zone più popolate della città, dato nella prima vivono 18.184 pisani e nella seconda addirittura 22.335.

Di fatto, le aree della città in situazione più critica dal punto di vista della diffusione di situazioni di povertà e marginalità sociale conosciute dalla Caritas sono quelle sud-orientali: una vasta zona all’interno della quale si possono evidenziare quartieri, e talvolta semplici agglomerati urbani composti da qualche strada, in cui si concentrano criticità maggiori.

Non sfugge, nel rapporto Caritas, la correlazione con la presenza di cittadini stranieri e «il rischio di chiusure comunitarie e formarsi di quartieri etnici, eventualità che, se non governate, possono condurre verso fenomeni di ghettizzazione». E si aggiunge che «diverse spie, al riguardo, si sono già accese anche: basti dire che oltre la metà (52,8%) degli immigrati residenti vivono nel Ctp 5 (24,2%) e nel Ctp 4 (28,6%) e soprattutto che in quest’ultimo, che si estende attorno alla stazione, è straniero un residente su cinque (19,4%)».

In conclusione, il dossier individua «tendenze che ripropongono il tema dell’attenzione alle periferie e alle condizioni di vita di chi vi abita, se è vero che da Cisanello a Pisanova, passando per il Cep ma anche San Giusto e tutto il territorio del Ctp 3, sono molte numerose le situazioni di marginalità sociale».

«Un grido d’allarme che la città deve raccogliere», dice don Emanuele Morelli, presidente della Caritas diocesana, anche alla luce del caso di via Puglia. «Le periferie sono luoghi problematici anzitutto per la perdita del tessuto relazionale e l’affermazione di situazioni di anonimato». Dalle parrocchie arrivano alla Caritas segnali precisi su Pisanova, evidenziando come elemento di debolezza l’alto livello di turn-over delle famiglie: tanti affitti per uno, due, tre anni e poi il cambio di zona, «una dinamica che non favorisce l’inserimento sociale in un quartiere dormitorio e la formazione di una base solida di buon vicinato».

Don Morelli sottolinea la presenza di importanti punti di riferimento comunque esistenti nel quartiere, dal circolo Arci alla Pubblica Assistenza, dalla parrocchia alle scuole. «È importante che queste realtà emergano e che spingano per una sorta di scatto d’orgoglio. Le periferie possono prendere in mano le loro situazioni stimolando la partecipazione. E anche la chiesa può e deve avere una presenza di qualità». Il direttore della Caritas fa sua la definizione di Papa Francesco delle “periferie esistenziali” per dire che «la grande sfida delle periferie sono i giovani. Se il lato economico è fondamentale, non da meno sono le ragioni del vivere e dello sperare. Il contrasto alla povertà educativa e culturale è fondamentale. E su questo anche la comunità ecclesiale si deve interrogare a fondo». —

F.L.

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