Attenzione
«Troppi antibiotici e pochi vaccini»
Così i germi “multiresistenti” mutano e si rafforzano e tra 30 anni ci saranno più morti per infezioni che per cancro
pisa
«L’Italia è un Paese che ha grande fiducia negli antibiotici, meno nei vaccini». Nel 2050, i germi multiresistenti causeranno nel mondo 10 milioni di decessi, 1,5 milioni in più delle persone che, si prevede, moriranno a causa di un cancro (8,5 milioni). Secondo i dati diffusi dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, nel 2015 in 30 Paesi europei sono state rilevate oltre 670.000 infezioni (setticemie, infezioni urinarie, infezioni respiratorie) causate da otto diversi microrganismi con resistenza a diverse classi di antibiotici, che hanno causato oltre 33.000 decessi. Una strage silenziosa alimentata soprattutto dall’abuso di antibiotici che lentamente modificano e rinforzano i microbi.
Il report ha calcolato in 87.000 gli anni persi (per disabilità o morte) a causa di queste infezioni, che supera di gran lunga l’insieme di quelli causati da tubercolosi, Hiv ed altre infezioni. Ad essere colpiti sono soprattutto bambini al di sotto dell’anno di età ed ultrasessantacinquenni. Oltre il 63% delle infezioni sono state contratte in un ospedale.
Un allarme diventato tema principale del 13esimo corso avanzato di terapia antibiotica, che ogni anno attira a Pisa i massimi esperti del settore: una tre giorni inaugurata ieri che si concentrerà anche sulla lotta all’Hiv e all’epatite.
«I prossimi anni saranno cruciali nella lotta ai germi multiresistenti e alle infezioni ospedaliere, perché la loro sconfitta costituisce il banco di prova della sanità del futuro - sottolinea Francesco Menichetti, direttore dell’Unità operativa di malattie infettive dell’Azienda ospedaliero-universitaria pisana -. Occorre un’azione concertata da parte di tutti i soggetti coinvolti: non si può tornare nell’era pre-antibiotica e quindi ciascuno deve fare la propria parte, dal ministero della Salute al comune cittadino».
Il preoccupante quadro europeo è alimentato soprattutto dai casi che si sono verificati in Grecia e in Italia. Nel nostro Paese è stato registrato un terzo dei decessi e la Toscana ha “contribuito” negativamente con una media che si aggira tra l’8 e il 10% del dato nazionale. Ad influire è anche la diffusione di cibi (soprattutto carni provenienti da allevamenti stranieri) in cui è diventato comune l’uso di antibiotici. «La regola degli antibiotici è semplice: più se ne fa uso e più i microbi diventano resistenti», prosegue l’infettivologo. In periodo influenzale, si calcola che solo poco più del 10% dei pazienti a cui viene suggerito un antibiotico come cura ne ha veramente bisogno. Il loro uso potrebbe essere abbattuto dai vaccini, lavorando quindi soprattutto sulla prevenzione.
«L’Italia, dopo la Francia, è il Paese europeo che usa più antibiotici - aggiunge Menichetti -, ma in Francia si verificano meno infezioni e ciò vuol dire che ci sono differenze di “sistema”. Un’azione di sorveglianza delle infezioni e di usi appropriati della terapia antimicrobica si impone come intervento prioritario da parte di chi ha la responsabilità di amministrare la sanità pubblica, mentre gli operatori sanitari sono chiamati ad uno sforzo per concretizzare quanto suggerito dal Piano nazionale per il contenimento della resistenza antimicrobica». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
