Il Tirreno

Pisa

le famiglie senza casa 

La rabbia degli sfollati di Calci «Lambiti dal rogo? Fate ridere»

S.T.

Chi ha perso tutto attacca il Governo sulle motivazioni del no allo stato di emergenza E intanto parte un progetto di crowdfunding in Germania

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CALCI

«Sentire che il centro abitato è stato “lambito” dalle fiamme fa ridere. Noi abbiamo perso tutto. Se la decisione del Governo dovesse essere definitiva, allora l’amarezza non basterebbe. Aspettiamo un attimo prima di scegliere il vocabolo giusto per descrivere questa situazione».

Andrea Zanotto, rimasto sfollato dopo l’incendio, vive nella canonica di don Antonio Cecconi, alla Pieve di Calci. Il giornalista dell’ospedale, che abitava sopra Montemagno, mantiene però un certo ottimismo dopo l’ennesimo no del Governo ai soldi per il Monte Serra. «Dobbiamo valutare se da un punto di vista formale ci sono altre strade da percorrere – dice – e poi decideremo il da farsi. È chiaro che un risarcimento da parte dello Stato, per noi che abbiamo perso tutto, è quantomeno doveroso. Per noi non è finita qui».

Alcuni sfollati si sono già incontrarti mercoledì sera. Un nuovo summit ci sarà con l’amministrazione nei prossimi giorni. Ma c’è chi ormai – come il tedesco Willy Schmitz – preferisce affidarsi solo ai privati. «Stiamo avviando un progetto di crowdfunding anche in Germania – dice – dato che qui in Italia chi ha potuto ci ha già aiutato tantissimo. Ora serve l’aiuto dei tedeschi: mi sto organizzando a livello burocratico per partire con il progetto. Parlo solo di privati, visto che dal Governo so già che arriverà ben pochi. Al massimo qualcosa per l’agricoltura, ma anche su quello bisognerà vedere...».

Delusa anche Antonella Genchi, 57 anni, arrivata da Brescia per studiare all’Università di Pisa e che, nonostante dal 2003 sia in cura dopo aver subìto un trapianto di rene, nei giorni immediatamente successivi al rogo da sola abbia spento l’incendio nella sua casa dei Ronchi, di fatto inagibile. «Siamo delusi e siamo rimasti come al solito con una mano davanti e una dietro – spiega – ma io continuo a essere ottimista, sperando che almeno i privati ci aiutino, come del resto stanno già facendo. Stiamo creando un’associazione per portare avanti le nostre idee e confidiamo che la decisione del Governo non sia ancora definitiva. La Commissione agricoltura sembrava che volesse trovare una soluzione per aiutarci – continua Genchi – ma se si dimenticano di noi, queste zone verranno abbandonate. In futuro, a valle, vedranno cosa succede se non ci saranno più le persone come noi che in montagna stanno attente. I danni che abbiamo subìto sono ingenti – 3.100.000 solo quelli per le 12 abitazioni devastata dalle fiamme ndr – ma io continuo a sperare che il Governo non si dimentichi di noi». —

S.T.

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