La manifestazione
Anche per l’Unesco banchi compatibili
Confesercenti rispolvera dei documenti che risalgono al 1987 e tende la mano agli accademici contrari alla proposta
pisa
Il tema del futuro delle bancarelle del Duomo è tornato alla ribalta in queste ultime settimane. Dopo l’annuncio della sede definitiva, individuata nell’area dell’ex pronto soccorso del Santa Chiara, da parte del sindaco Michele Conti, si è riaperto anche il dibattito sull’eventuale rientro in piazza dei Miracoli come soluzione ponte. Un dibattito al quale hanno partecipato alcuni esponenti del mondo accademico pisano esprimendo la contrarietà a questa ipotesi. A loro arriva la risposta di Confesercenti, per voce del presidente area pisana Luigi Micheletti e del responsabile Simone Romoli; una risposta che vuole essere l’apertura di un dibattito, con relativo incontro, proprio sul futuro delle bancarelle. «Pur non condividendone alcuni passaggi – scrivono Micheletti e Romoli – apprezziamo il contenuto del documento inviatoci da alcuni professori pisani. Per la prima volta nessuna strumentale avversione verso gli operatori né si scade nel deprezzamento delle loro ultra cinquantennali attività. C'è invece la volontà, ed una spinta alle istituzioni, per trovare quella soluzione, sempre da noi auspicata, con la quale salvaguardare il lavoro di ottantotto aziende, oggi costrette a lavorare in condizioni quasi disumane, e il rispetto “del patrimonio storico culturale”. Come Confesercenti – dicono ancora i due dirigenti – avevamo già, nel lontano 1994, presentato una proposta fatta propria dall'amministrazione comunale guidata dal compianto sindaco Floriani, approvata dalla Sovrintendenza con lavori appaltati e già avviati. In questi anni anziché puntare l'indice verso coloro che non hanno fatto nulla per evitare che la vicenda finisse come di fatto la stiamo vivendo oggi, si è preferito attaccare queste famiglie e le associazioni a cui spetta il compito di salvaguardarne il diritto di impresa».
Poi il riferimento all’area Unesco. Ancora Micheletti e Romoli: «Richiamando l'iscrizione della piazza nella lista del Patrimonio Mondiale Unesco avvenuta nel dicembre 1987, ci si dimentica di sottolineare che i criteri di iscrizione riguardavano esclusivamente la Cattedrale, il Battistero, il Campanile e il Camposanto e non gli immobili oggi ristrutturati né, tanto meno, il muro che divide l'ospedale dalla piazza. E ci si dimentica anche che, quando fu presa quella decisione, le bancarelle erano lì da moltissimi anni. È evidente quindi che la loro presenza non impedì all'Unesco di adottare ugualmente quella decisione. Anche per il decreto Ronchey quelle strutture non sono considerate “di impedimento al godimento” dei monumenti della piazza, avendole infatti inserite in una area a vincolo indiretto e quindi escluse dalla rimozione così come emerso dai tre gradi di giudizio a cui ricorsero i bancarellai». —
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