Sicurezza
Sala operatoria non utilizzabile, paziente rimandato in corsia
Disagi a Cisanello: un pensionato all’ottavo intervento per sostituire una protesi all’anca era stato preparato dalle sei del mattino. L’ospedale: «C’è stato un problema tecnico»
PISA. Il paziente svegliato alle 6 e preparato per l’intervento che arriva alla soglia della sala operatoria e si sente dire dal personale che non se ne fa niente. Dietrofront. Si torna nel reparto. «Ci spiace, ma la sala non è utilizzabile» è la spiegazione senza dettagli che il pensionato, e come lui altri con interventi fissati da giorni, riceve a Cisanello in quello che avrebbe dovuto essere il giorno dell’intervento e che, invece, si trasforma in un prolungamento del ricovero.
È il disagio che si è verificato nell’edificio 3 del policlinico. Il pensionato, 68 anni, di Quarrata, è ricoverato da martedì in attesa di sostituire la protesi a un’anca.
Si tratta di uno di quei prodotti sanitari che nel tempo hanno rivelato la loro tossicità - con i metalli cromo e cobalto - impiantato nel 2008 e che ha già guastato la vita all’uomo costretto ad affrontare sette interventi. Quello avrebbe dovuto essere l’ottavo. La fine di una trafila tra ricoverati e bisturi che ormai accompagna da anni il 68enne. «Non mi hanno operato per problemi in una sala operatoria – spiega il paziente –. Mi hanno detto che domani (oggi, ndr) sarò il primo. Non so quanti altri erano nella mia situazione. Queste cose non devono accadere. Sono ricoverato da martedì. Stamani (ieri, ndr) mi hanno svegliato alle 6 per prepararmi. Mi hanno infilato cateteri e cannule, messo il camice verde e sdraiato sulla lettiga. Ma invece di entrare in sala mi hanno detto all’ultimo che sarebbe stato saltato tutto. Operazione rinviata, senza neanche spiegarmi bene il motivo. Solo un generico problema nel locale».
L’Azienda ospedaliera, a cui è stata girata la protesta del paziente, spiega che all’origine dello stop c’è stato «un problema tecnico nel blocco operatorio dell’Edificio 3 che ha richiesto un intervento di risanamento e di ripristino delle condizioni di sicurezza. È stato quindi necessario riprogrammare gli interventi chirurgici di ortopedia previsti oggi (ieri, ndr) in quella sala, ma domani (oggi, ndr) sarà nuovamente funzionante. E il paziente in questione verrà sottoposto a intervento domani (oggi, ndr)».
Le protesi d’anca metallo su metallo, cioè fatte di due parti metalliche – una in cromo e l’altra in cobalto – erano già salite al disonore della cronaca quando (era il 2010) l’azienda De Puy ritirò il modello Asr, chiaramente difettoso e dannoso.
Secondo alcuni studi clinici emersi tra il 2015 e il 2016, però, altri tipi di protesi metallo su metallo comportano potenziali rischi per la persona su cui vengono impiantate.
In particolare infiammazioni della parte dove c’è la protesi, una specie di carie dell’osso. Oppure eventuali conseguenze sull’organismo originate dal rilascio di cromo e cobalto nel sangue. Il 68enne non ha ancora concluso un calvario costellato da sette operazioni per una protesi impiantata a Pisa una decina di anni fa.
Per sette volte è finito sotto i ferri. E ora, l’ottava, dovrebbe essere quella risolutiva con cui lasciarsi alle spalle gli ospedali. «Non è un cosa semplice – confida – dopo l’operazione dovrò andare in rianimazione. Ecco perché con uno stato d’animo mio e dei familiari non proprio sereno, essere rimandato indietro a un passo dalla sala operatoria non fa piacere».
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