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Pisa

No ai soldi per l’incendio Ghimenti contro Roma: «Provo solo vergogna»

Stefano Taglione; ALTRO SERVIZIO A PAG. 9
No ai soldi per l’incendio Ghimenti contro Roma: «Provo solo vergogna»

Il capo della protezione civile risponde picche ai 15 milioni chiesti dalla Regione ma il ministro Centinaio rassicura: «Stiamo lavorando per una soluzione»

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CALCI

«Il no allo stato di emergenza nazionale è una vergogna. Non ci vuole un genio per capire che né noi né la Regione possiamo ripagare i danni. Chi ha perso la casa non avrà nulla, questo sostanzialmente dice il Governo. Ufficializzando un concetto: se abiti in un territorio difficile e succede qualcosa, sono c***i tuoi».

È un fiume in piena il sindaco di Calci, Massimiliano Ghimenti, dopo l’ennesimo no da Roma ai fondi dopo il terribile incendio del Monte Serra. Un diniego decisivo, quello allo stato di emergenza nazionale, che il primo cittadino non avrebbe mai voluto sentire. Per chi ha perso tutto, infatti, è la peggiore delle notizie. «Servivano persone e risorse, ora il territorio è definitivamente solo – continua il primo cittadino della Valgraziosa – e chiedo a tutti i parlamentari di zona, soprattutto a quelli del Governo, che si impegnino a trovare soldi per il Monte Serra. Qui siamo tutti danneggiati».

Tre milioni e 100mila euro è quanto aveva chiesto la Regione per gli sfollati. Soldi, definiti come priorità, che sarebbero serviti per le quattro case inagibili o completamente distrutte, le tre danneggiate in modo significativo e le altre cinque parzialmente inagibili. Dodici in tutto. La direzione regionale Difesa del suolo e protezione civile, nella richiesta trasmessa a Roma, aveva stimato i danni – comprensivi del milione e mezzo stanziato dalla giunta guidata dal presidente Enrico Rossi – in 15.250.660 euro. Oltre ai 3.100.000 per ricostruire o ristrutturare gli immobili privati, infatti, servono 8.770.660 euro per il patrimonio agro-forestale, 228mila per gli edifici pubblici, 1.285.000 euro (di cui 300mila già stanziati dalla giunta Rossi) per la regimazione idraulica, 80mila per la mancata attività del sistema produttivo e 75mila per le spese dei volontari. La stragrande maggioranza dei soldi giunti da Firenze, invece, è dedicata agli interventi forestali (800mila euro), mentre altri 140mila servono per i costi di soccorso e 100mila come spesa aggiuntiva per l’antincendio boschivo. Nella relazione trasmessa al Governo, inoltre, venivano richiesti 672mila euro per ripristinare la viabilità provinciale, con la Regione che ne ha potuti stanziare 160mila.

Ma a questo elenco di spese da sostenere, il capo del dipartimento di protezione civile, Angelo Borrelli, ha risposto picche. «Non risulta che l’incendio abbia coinvolto in modo significativo le strutture e le infrastrutture presenti nell’area percorsa dal fuoco – si legge nella lettera di risposta alla Regione – Peraltro, i centri abitati principali sono stati lambiti dalle fiamme e gli interventi di riduzione del rischio sono connessi direttamente al recupero forestale delle aree interessate dall’evento».

In pratica – secondo il Governo – i 1.042 ettari bruciati (su una superficie totale di circa 1.500) non sono tali da giustificare la dichiarazione dello stato di emergenza nazionale. Nemmeno le 12 case danneggiate o distrutte e i 132,6 ettari di oliveti andati in fumo. «Non possiamo accettare questo verdetto, dobbiamo andare a Roma, fare qualcosa – dice battagliero il sindaco di Vicopisano, Juri Taglioli – e domattina (stamani per chi legge ndr) ne parlerò con Ghimenti. Quello che è successo è gravissimo e non ne faccio una questione di colore politico, ma di opportunità». Il presidente della Regione, Enrico Rossi, ha attaccato l’esecutivo facendo notare, in Consiglio regionale, che «non ha riconosciuto alcunché». «Rossi non può non sapere – gli risponde il ministro delle Politiche agricole, il leghista Gian Marco Centinaio – che i tecnici del Mipaaft stanno lavorando da settimane con la Regione per trovare una soluzione a un grave problema in cui le schermaglie politiche non dovrebbero entrare. Non si fa politica sulla pelle degli agricoltori e di quanti sono stati danneggiati da un incendio di proporzioni devastanti come stato quello di Monte Serra» . Per Centinaio, se Rossi «ritiene di non aver bisogno del lavoro del ministero delle Politiche agricole, può benissimo provare a risolvere la situazione da solo, magari provando a bussare alla porta dei suoi compagni di partito che ci risulta, nella sua regione, siano sempre più in difficoltà e in calo di consensi». —





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