Sicurezza
Il sindaco telefona a Danti lunedì confronto a palazzo
Conti: «Sono un primo cittadino democratico, era meglio se evitava quella scena in piazza dei Cavalieri». Il docente: «Gli chiederò di ritirare le ordinanze»
PISA
Il gran confronto ci sarà. «Dario Danti lo conosciamo, è teatrale nel suo modo di fare. Eppure ci conosciamo bene, lo avrei incontrato anche se mi avesse semplicemente bussato alla porta», dice il sindaco Michele Conti. Il faccia a faccia è stato messo in agenda per lunedì 16, al primo piano di Palazzo Gambacorti, sede del Comune. Ognuno dirà la sua. Visioni opposte. «Gli chiederò di ritirare le ordinanze», preannuncia Danti, per niente pentito della multa volontariamente presa sabato sera dopo non aver rispettato il divieto di sedersi sullo spazio di una chiesa, nel caso particolare quella di Santo Stefano in piazza dei Cavalieri. «Certo che lo ricevo, sono un sindaco democratico», sorride Conti, che poi aggiunge seriamente: «L’ho chiamato accettando la sua richiesta di incontro, è stata una telefonata cordiale. Gli spiegherò personalmente le motivazioni alla base delle ordinanze anti-degrado, che non hanno intento esclusivamente repressivo, ma hanno l’obiettivo di restituire ordine e ripristinare meccanismi di rispetto a lungo violati. Danti è un professore e chi ha un ruolo così importante nella società dovrebbe pensare meglio alle ripercussioni sui suoi atteggiamenti. Credo che avrebbe fatto meglio ad evitare l’episodio di sabato».
Intanto, Danti continua a ricevere inviti da sindaci del territorio a sedersi sugli scalini dei propri municipi dopo quello del primo cittadino di Calci, Massimiliano Ghimenti. «Danti colpisce di nuovo, beccato mentre è seduto sugli scalini del comune di Bientina», scrive sui social il sindaco Dario Carmassi dopo essersi fatto fotografare con Danti. «La recidiva del pericoloso criminale pisano - scherza Carmassi - non lascia dubbi: lo fa apposta. Cerca scalini inermi e in men che non si dica, ci si siede sopra. Mettendo a rischio la quiete pubblica, sprezzante dell’ordine costituito. A chi lo avvistasse: attenzione, non lo fate avvicinare ad aiuole e scalinate, potrebbe sbracarsi senza preavviso». Poi il sindaco di Bientina si fa serio: «Sembra una cosa da (sor)riderci sopra, eppure l’ordinanza da cui questa faccenda è nata nasconde un’idea così chiusa ed inquietante di “luogo pubblico”, una ricerca spasmodica del controllo, una gestione soltanto repressiva (e non educativa o culturale) dei problemi, che anche solo sedersi è diventato un gesto rivoluzionario. Il buon senso mi farebbe pensare che è solo stata presa alla lettera la famosa battuta dei Monty Python: nessuno si aspetta più l’inquisizione spagnola. Quella almeno faceva ridere». —
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