Multinazionali a caccia di talenti in città: «Ma servono nuove competenze»
Laureati pisani già al lavoro per la Ferrari, Ferragamo, Ikea. E la prossima settimana arriva anche Facebook
PISA. Dalla prestigiosa Ferrari a Ferragamo, passando per la multinazionale dell’arredamento Ikea o quella dei vaccini Gsk. Ma la lista delle posizioni di rilievo conquistate all’interno di aziende di primo piano a livello nazionale e internazionale da parte di studenti laureati a Pisa è, fortunatamente, molto lunga. E a questa lista presto potrebbe aggiungersi anche Facebook che il 9 novembre sarà a Pisa proprio alla ricerca di giovani talenti, laureandi o laureati.
Un incontro, quello tra gli studenti pisani e la società creata da Mark Zuckerberg reso possibile dalla struttura ribattezzata Career Service dell’ateneo pisano. Una realtà operativa da circa 10 anni con il duplice obiettivo di formare gli studenti nell’ambito di un percorso di avvicinamento al mondo del lavoro e insieme entrare in contatto con le aziende alla ricerca di personale: «Aziende che cerchiamo noi - spiega il professor Rossano Massai delegato al Job Placement dell’Ateneo - o dalle quali siamo cercati quando hanno bisogno di personale qualificato. L’incontro in programma con Facebook è uno dei tanti che organizziamo in questo ambito. Nello specifico ci hanno cercato tramite il nostro dipartimento di informatica: hanno posizioni lavorative disponibili e vengono a fare colloqui con laureati e laureandi del nostro ateneo».
Come nasce il Career Service dell’Università di Pisa?
«Sono stato delegato dal rettore a questo settore da circa due anni ma questa attività si è ampiamente sviluppata nell’ultimo decennio, da quando all’università è stato chiesto di svolgere una “terza missione”: costruire contatti con la società e il mondo per dare agli studenti, oltre al titolo di studio, anche una prospettiva di collocamento nel mondo lavorativo».
E i risultati ci sono? Riuscite a inserire gli studenti nel mondo del lavoro nonostante la crisi che caratterizza l’occupazione nel nostro Paese?
«La crisi c’è stata ed ha inciso molto ma in realtà negli ultimi due anni abbiamo assistito a un progressivo recupero dell’economia e ad un incremento esponenziale delle richieste. Possiamo dire che i contatti con le aziende alla ricerca di personale sono continui, direi quotidiani. Basti pensare che abbiamo organizzato a settembre la prima Career Week dell’ateneo limitando la partecipazione a 41 aziende ma ce ne sono altrettante già interessate con le quali promuoveremo un’edizione di primavera dell’evento».
Che genere di difficoltà, se ce ne sono, incontrate nell’ambito delle attività del Career Service?
«Le principali difficoltà in questo momento sono di due tipi. La prima è relativa alla possibilità di intercettare studenti per far capire loro che si devono muovere precocemente per l’inserimento nel mondo del lavoro. Parliamo di studenti che non ricevono solo una preparazione teorica ma anche pratica per inserirsi subito nel mondo del lavoro ma che sono carenti di competenze trasversali (le soft skill, ndr) la cui necessità non viene percepita fin tanto che sono studenti. Per questo mettiamo a disposizione, ad esempio, i Career Labs, workshop per imparare a affrontare il mondo del lavoro fornendo competenze sulla scrittura dei curricula, sulle modalità con le quali affrontare colloqui lavorativi, sulla capacità di leggere nell’ambito di una presentazione aziendale che tipo di contenuti vengono richiesti. Diamo l’opportunità di capire che cosa gli studenti potrebbero fare meglio ma non sempre è facile far comprendere loro, concentrati come sono sul proprio percorso accademico, l’importanza delle soft skill. L’altra difficoltà riguarda il fatto che la domanda di lavoro è altissima e fortemente concentrata negli ambiti dell’industria 4.0. E per far fronte a questo occorre un’attività di orientamento in ingresso molto forte. Il mondo del lavoro richiederà sempre più competenze attualmente sotto dimensionate come numero di laureati».
Una buona notizia però c’è: non è vero che l’industria 4.0 ci metterà tutti a casa...
«Lo confermano i più recenti studi sul tema. Ma dobbiamo preparaci al fatto che il mondo del lavoro sarà caratterizzato da competenze del tutto diverse da quelle attuali. E questa rivoluzione è già in atto: su 100 richieste che riceviamo dalle aziende 80 arrivano dall’ambito tecnologico e informatico. Faccio un esempio: oggi molte aziende in ambito finanziario e bancario richiedono fisici e matematici. Non è un paradosso: semplicemente hanno bisogno di esperti di big data. Spetta a noi, quindi, fornire a fisici e matematici le competenze per inserirsi più facilmente in quel tipo di attività legato a banche, finanza ed e-commerce».
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