Il Tirreno

Pisa

il delitto di marina  

Barman accusato di omicidio sì al processo in Corte d’Assise

Pietro Barghigiani
Barman accusato di omicidio sì al processo in Corte d’Assise

Fissata l’udienza a metà mese per il 24enne in cella da quasi un anno per la morte di un giovane spacciatore. L’alternativa del rito abbreviato

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pisa

C’è la Corte d’Assise nel futuro immediato di Michele Antonelli. A metà mese, il 24enne barman di Calambrone in carcere dal dicembre 2017 con l’accusa di omicidio volontario, comparirà in Tribunale davanti a due giudici togati e sei popolari. Una giuria mista chiamata a giudicarlo per la morte di uno spacciatore marocchino di 19 anni, Ayoub Jarmouni, ucciso nella pineta di Marina di Pisa nella notte tra il 7 e l’8 dicembre di un anno fa con un colpo di pistola di piccolo calibro sparato al collo.

L’alternativa per l’imputato, nei confronti del quale prima di trasferirsi alla Procura di Lucca il sostituto Paola Rizzo aveva chiesto il giudizio immediato, è quella di presentarsi di fronte a un solo giudice ricorrendo al rito abbreviato. Udienza sulla base degli atti, a porte chiuse e sconto di un terzo della pena in caso di condanna.

Una scelta processuale che il legale del barman, l’avvocato Laura Antonelli formalizzerà a breve. Uno zio della vittima, che vive a Pontedera, si costituirà parte civile con il legale Carlo Alessandro Vaira.

Per la Procura - il pm in aula sarà Fabio Pelosi - le prove contro Antonelli sono schiaccianti. In sede di incidente probatorio - anticipazione del processo con l’assunzione della prova testimoniale già agli atti - è stata acquisita la deposizione di uno spacciatore nordafricano ritenuta cruciale. Il teste ha fatto mettere a verbale, dopo averne prima parlato con gli investigatori della squadra mobile, che quella notte nella pineta di Marina vide Antonelli. Era lì, ma non lo avrebbe visto sparare. Non un testimone oculare. Uno, però, che colloca l’imputato sulla scena del crimine in un orario compatibile con l’omicidio. E, particolare non secondario, quella versione smentisce la tesi di Antonelli, seconda la quale lui in pineta non c’era proprio stato. Ma ci sono altri elementi che l’accusa ritiene di avere in cassaforte per andare a giudizio con la ragionevole certezza di ottenere una condanna.

Per uccidere Jarmouni fu usata una scacciacani modificata. A casa del 24enne la polizia trovò una scatola che avrebbe potuto contenere l’arma che non è mai stata trovata. La sfortuna per il marocchino fu quella di essere colpito alla giugulare. Il proiettile, sparato a distanza ravvicinata, ebbe un effetto fatale. Il movente? Questione di spaccio e dei guadagni - da portare via - messi insieme dalla vittima nella sua attività nella boscaglia.

Antonelli si è sempre professato innocente. Lui giura che al momento del delitto si trovava altrove. Alcuni rom, stando all’accusa, lo avrebbero visto in un luogo compatibile con la sua presenza più tardi nella pineta dove Jarmouni, una vita da sbandato tra Livorno e il litorale, viveva e spacciava. E dove è stato ucciso. —



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