Il Tirreno

Pisa

Il lavoro di una ricercatrice pisana mette in guardia i pittori «I colori in tubetto sono più instabili e hanno una vita più breve» 

L’arte contemporanea? Durerà meno di quella rinascimentale

C. V.

la curiositÁI colori di Picasso? Sono più fragili di quelli di Giotto. Tutta colpa del tubetto dove sono contenuti i colori. La scoperta e la ricerca arrivano dalla ricercatrice Ilaria Bonaduce del...

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la curiositÁ

I colori di Picasso? Sono più fragili di quelli di Giotto. Tutta colpa del tubetto dove sono contenuti i colori. La scoperta e la ricerca arrivano dalla ricercatrice Ilaria Bonaduce del dipartimento di Chimica dell’ateneo.

Bonaduce durante Bright illustra i risultati degli studi: «È emerso che i problemi di conservazione dei dipinti ad olio contemporanei sarebbero legati soprattutto alle pitture commerciali, in tubetto e più economiche, ma altamente instabili, che gli artisti cominciano ad utilizzare dalla fine dell’Ottocento. Colori prodotti industrialmente, e non più frutto dell’abilità di pittori e artigiani, dove magari, anche per questioni di salute, vennero via via eliminati componenti più stabili come i pigmenti a base di piombo, a favore di altri più reattivi che però degradano l’olio». Da qui ne consegue che ci sono patine superficiali che offuscano lo splendore originario dei colori, efflorescenze, una imprevedibile sensibilità all’acqua e ai solventi in generale, pitture che colano anche dopo tanti anni che i quadri sono stati completati. C’è tutta una casistica di problemi di conservazione che riguardano i dipinti del XX e XXI secolo e che sono nettamente diversi da quelli delle opere realizzate nei secoli precedenti. A identificarli e a scoprire cause e soluzioni ci ha pensato il progetto europeo CMOP-Cleaning of modern oil paints appena giunto a conclusione, coordinato dall’Università di Amsterdam e al quale hanno partecipato il dipartimento di Chimica e Chimica Industriale dell’Università di Pisa, l’Agenzia Olandese per i Beni Culturali, la Tate di Londra, l’Istituto d’Arte Courtauld e il Getty Conservation Institute di Los Angeles. Le opere d’arte studiate, tra cui ad esempio la “Donna nuda su una poltrona rossa” di Pablo Picasso del 1932, sono state oltre 70. «Nel corso del progetto abbiamo potuto studiare per la prima volta in modo sistematico la chimica dei dipinti a olio contemporanei unendo gli sforzi di un team internazionale e multidisciplinare – conclude Bonaduce – l’arte contemporanea rappresenta infatti la nostra storia recente, è dunque fondamentale garantire che le opere possano continuare a tramandare il loro messaggio alle generazioni future». — C. V.

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