Gioco
Monte Serra, in fumo anche la nuova vita della vigilessa Martina
Calci, da Firenze a Montemagno con l'intenzione di aprire un'azienda agricola. La casa acquistata solamente due mesi fa: "Ora non so se mi trasferirò"
CALCI. Stare in mezzo alla natura, mangiando i frutti della propria terra. Sul Monte Serra le fiamme hanno cancellato anche le passioni. Non solo case, auto e il lavoro - tanto lavoro - delle aziende agricole della Valgraziosa. A Fontana Diana, proprio sopra Montemagno, negli ultimi anni era rinata la voglia di produrre l’olio. L’entusiasmo stava contagiando tutti. Un hobby - che generava e avrebbe generato comunque un indotto di lavoro tutt’altro che indifferente - per le molte persone che avevano deciso di trasferirsi a Calci proprio per stare a contatto con la natura, realizzando prodotti di qualità.
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Cinque cittadini inglesi avrebbero dovuto firmare dal notaio proprio in questi giorni. Ora hanno cambiato idea: probabilmente in Toscana non torneranno mai più. Rimarranno in Gran Bretagna o sceglieranno un altro pezzo d’Italia. Dovevano iniziare la produzione di olio, per ora con i duemila alberi del loro terreno sulla vallata. Una vallata nera quella di Fontana Diana, dove l’unico spazio che “stona” è quello del sentiero che l’attraversa, fra piante crollate, pali del telefono pericolanti e automobili completamente bruciate. Ieri mattina, lungo lo stradello, insieme ai pochi abitanti costretti a portar via ciò che era rimasto fra le pareti si sono visti solo vigili del fuoco, carabinieri, militari dell’Esercito del nucleo anti-sciacallaggio e qualche operaio impegnato a tagliare i tronchi pericolanti.
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Mentre a a Martina - preferisce non rivelare il suo cognome - è andata peggio. La donna, agente della polizia municipale di Firenze, il 26 luglio scorso aveva acquistato una casa sempre sopra Montemagno, circondata da 500 fra olivi e piante di mandarini, arance e limoni. Ora il fuoco ha distrutto tutto, anche parte della sua casa. Che è annerita e piena di scatoloni di quel trasferimento iniziato, ma mai concluso. Fuori, accanto all’abitazione, un albero è caduto come un birillo, bloccando la strada. Fortunatamente è stato rimosso.
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Nell’immenso giardino del podere c’erano pure tre bombole del gas, lasciate dal precedente proprietario. Fortuna ha voluto che le abbandonasse aperte, senza più gas. Solo per questo non sono esplose, deflagrando nel bel mezzo dell’incendio. Martina, che molto probabilmente si sarebbe trasferita a lavorare come poliziotta nel Pisano o comunque nelle vicinanze, a Calci avrebbe portato lavoro. «Ora è cambiato tutto – dice mentre è impegnata in un ufficio a contatto con il pubblico – e devo valutare che cosa fare. Non so se mi trasferirò davvero». L’azienda agricola avrebbe dovuto inaugurare nel giro di qualche mese. Bisognava tagliare alcuni olivi e sistemarli ognuno ogni cinque metri, poi si poteva fissare il taglio del nastro. Ma forse il progetto non è naufragato del tutto, anche perché gli alberi prima o poi potranno essere ripiantati. Almeno lì, dove vive lei.
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Alla dottoressa Anna Anglani e a suo marito Marcello Buiatti (docente di genetica all’Università di Firenze) è rimasto solo l’ovile. I loro quasi duemila alberi, disposti nei 34 terrazzamenti, sono andati in fumo. Non ne è rimasto più nemmeno uno. «Meno male che l’ovile ha resistito, risale al 1792 – racconta Anglani, che è chirurgo ed è stata a capo della neuropsichiatria infantile all’ospedale di Empoli – e le sue tegole di ardesia, probabilmente ignifughe, si sono salvate. Noi abitiamo a Pisa da 50 anni, anche se siamo originari di Firenze, e quella casetta la usavamo ogni tanto, per fare l’olio. Era la nostra passione. La valle era meravigliosa e ciò che è accaduto ci lascia sgomenti e senza parole».
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