Il Tirreno

Pisa

Caso Scieri, distrutta in caserma una prova chiave sulla morte del parà

Pietro Barghigiani
Emanuele Scieri e il luogo del ritrovamento del corpo
◗
Emanuele Scieri e il luogo del ritrovamento del corpo

Sparito il tavolo utilizzato per nascondere il corpo di Lele. La scoperta dell’assenza di un reperto cruciale durante l’ispezione nella Gamerra. Procura e difese torneranno nell'area militare per proseguire i rilievi videofotografici

3 MINUTI DI LETTURA





PISA. Procura e difese tornano di nuovo lunedì dentro la Gamerra nei luoghi in cui Emanuele Scieri trascorse le ultime ore di vita e dove venne trovato morto il 16 agosto 1999.

È la seconda parte dell’ispezione disposta dal sostituto procuratore Sisto Restuccia alla quale mercoledì scorso hanno partecipato i legali dei tre indagati, due dei quali presenti nella caserma, Andrea Antico e Luigi Zabara. Il terzo Alessandro Panella è rimasto nella sua casa di Cerveteri dove si trova ai domiciliari dal primo agosto. Tutti e tre sono indagati per omicidio volontario in concorso e tra i difensori ci sono gli avvocati Andrea Di Giuliomaria e Mariateresa Schettini per Zabara; Tiziana Mannocci e Marco Meoli per Alessandro Panella; Massimo Cerbari per Antico.

Come avvenuto mercoledì mattina tornerà nella Gamerra anche la polizia scientifica per proseguire con riprese e foto.

Agli atti ci sarà anche la misurazione degli spazi tra le camerate dove dormivano i tre indagati e la postazione del piantone, il superteste che ha riferito agli inquirenti di aver sentito i tre parlare tra loro dicendo «di averla fatta grossa» la sera del 13 agosto, quando Scieri era già agonizzante sotto la torre di asciugatura dei paracadute.

Il corpo nascosto da un tavolo di legno di colore verde. È l’immagine apparsa a chi trovò il 26enne parà siracusano senza vita alle due del pomeriggio del 16 agosto.

Quel tavolo, un reperto non secondario per poter procedere alla rilevazione di eventuali impronte digitali, è stato distrutto. Lo decise la Procura ai tempi dell’archiviazione dell’inchiesta.

È sulla contestazione dell’omicidio volontario che pesa la tenuta dell’inchiesta. Per la Procura aver provocato la caduta di Scieri dalla scala e averne abbandonato il corpo evitando qualunque tentativo di soccorso o di allarme significa entrare nel perimetro dell’omicidio volontario. L’alternativa del preterintenzionale è svanita nell’agosto 2017 con la prescrizione. Se mai ci sarà un processo l’unico reato imputabile è l’omicidio volontario.

«Emanuele morì da solo, nel buio di una calda notte di metà agosto, tra rottami e polvere, dopo una agonia durante la quale poteva essere salvato» si legge nella relazione della commissione parlamentare d’inchiesta.

È la tesi dei medici legali della famiglia Scieri secondo i quali, stando alle perizie consegnate all’epoca, trascorsero alcune ore tra la caduta di Lele e il decesso. Un lasso di tempo che per l’accusa significa aggravare la responsabilità degli indagati. Un atto di nonnismo che nell’omissione del soccorso e anzi nel coprire il corpo del parà si trasforma in un omicidio volontario.

Ora quel tavolo sul quale potevano essere riscontrate, anche se a distanza di anni, eventuali impronte dei tre indagati, non rientra più negli atti della nuova indagine. Distrutto al termine di un’inchiesta che la commissione parlamentare ha demolito alla radice per come è stata coordinata dalla Procura di allora e gestita dai carabinieri dell’epoca. —


 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa