Il Tirreno

Pisa

Parla il comandante dei vigili del fuoco Ugo D’Anna che abita a Calci e che ha assistito in prima persona all’avvio dell’incendio che ha distrutto 1.400 ettari di verde  

«Fiamme partite dallo stesso punto della settimana precedente»

Sabrina Chiellini
«Fiamme partite dallo stesso punto della settimana precedente»

«Abito a Calci da poco tempo e ho visto bene da dove è partito l’incendio. In un solo punto, lungo la strada che da Calci porta al Monte Serra. Nello stesso punto da dove era partito...

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«Abito a Calci da poco tempo e ho visto bene da dove è partito l’incendio. In un solo punto, lungo la strada che da Calci porta al Monte Serra. Nello stesso punto da dove era partito una settimana prima». Ugo D’Anna, comandante provinciale dei vigili del fuoco di Pisa, ora che l’immenso rogo che ha devastato il Monte Serra e le colline vicine è praticamente sotto controllo, fa il punto delle operazioni di spegnimento e racconta come lunedì sera, poco prima delle 22, si è reso conto che la situazione era molto grave. L’incendio di lì a pochi minuti era fuori controllo, con la “complicità” del vento che soffiava con raffiche fortissime. Il primo focolaio è stato visto sempre nella stessa zona – una coincidenza sospetta – in cui si trovano le antenne di numerose emittenti radiofoniche e televisive, proprio come quello della settimana precedente.

«La prima volta le fiamme erano scoppiate di pomeriggio e il lavoro dei vigili del fuoco e delle squadre antincendio era servito a fermarlo in poco ore, prima che andasse via la luce del sole» spiega D’Anna. Chi ha portato la distruzione potrebbe averci di nuovo provato in un contesto ben diverso da quello della settimana prima.

«La seconda volta l’incendio è partito di sera, c’era un forte vento e i mezzi aerei non potevano intervenire. Il fuoco si è propagato nel bosco a una velocità incredibile, direi quasi sconvolgente. Lo ho visto partire – ripete – da un punto ben preciso e da lì ha avuto un’espansione immediata, enorme, incontrollata».

È stato un attentato al cuore dei monti pisani, alle sue bellezze naturali. «Le indagini le conducono i carabinieri forestali, non conosco a cosa stiano portando. Ma per quello che ne so non sono stati trovati inneschi. Noi vigili del fuoco non ne abbiamo trovati. Il buonsenso però ci dice che questo disastro non può che essere stato provocato da qualcuno che aveva la volontà di creare un danno incalcolabile».

La notte tra lunedì e martedì sembrava che le ore non passassero mai. Il vento portava il fuoco e i volontari dell’antincendio hanno lavorato senza tregua (correndo anche rischi) e senza risparmiarsi pur sapendo che solo l’intervento dei mezzi aerei avrebbe fatto la differenza, soprattutto nelle zone impervie. La mattina successiva il comandante provinciale aveva ammesso: «Stiamo fronteggiando un incendio di bosco molto grosso, abbiamo rischiato di perdere due squadre nello spegnimento». Ed eravamo solo all’inizio di giorni difficilissimi. «Ormai l’incendio è quasi spento – spiega ancora D’Anna – in alto e nei posti difficilmente accessibile non è ancora spento in maniera perfetta ed è per questo che il fuoco riprende. In ogni caso i vigili del fuoco che erano arrivati da fuori regione hanno concluso il loro lavoro. Restano i colleghi arrivati dai comandi della Toscana, tranne quelli di Pistoia che sono rientrati per un incendio in Valdinievole. Domani sera (oggi per chi legge, ndr) faremo un’altra valutazione per capire come procedere anche nella bonifica».

Si teme che le fiamme possano riprendere in alcuni versanti del monte. «Può succedere ancora, ma sempre di meno. Di notte le temperature scendono e questo potrà essere di aiuto. Molto dipenderà dal caldo e dal vento di questi giorni. Ma dopo due o tre giorni la situazione dovrebbe essere completamente sotto controllo da questo punto di vista».

Nei giorni di massima allerta i pompieri schierati sul fronte del fuoco sono arrivati fino a cento, ora ne restano 60 a disposizione, pronti a collaborare con le squadre dei volontari dell’antincendio. «I volontari del posto sono stati molto di aiuto – dice D’Anna – li abbiamo affiancati ai vigili del fuoco che erano arrivati da fuori regione e non conoscevano il territorio. È stato molto difficile, come lo è vedere il monte così colpito dal fuoco. Abbiamo fatto una nuova stima, con l’impiego del Gps per i rilievi della superficie interessata dal fuoco. Riteniamo che sia circa mille ettari, tra bosco, olivete, prati. Nei prossimi giorni vedremo meglio». L’enorme macchia nera sotto la Verruca, i tronchi scheletriti dal fuoco, la cenere invece del verde sono già uno choc per chi considera il Monte Serra come un caro amico. –

 

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