Il dolore
Alunno picchia coetanea maestra sotto processo
PISA«L’alunno picchiò nostra figlia e la maestra non era presente. E neanche intervenne poi a soccorrere la bimba. Così ci disse la bambina quando andammo a prenderla a scuola».È stato il giorno dei...
PISA
«L’alunno picchiò nostra figlia e la maestra non era presente. E neanche intervenne poi a soccorrere la bimba. Così ci disse la bambina quando andammo a prenderla a scuola».
È stato il giorno dei genitori della piccola colpita da un coetaneo in classe nel processo contro la maestra accusata di lesioni colpose e abbandono di minore. L’imputata (omettiamo il nome per non rendere riconoscibile la bimba), 64enne residente in Valdera, è finita davanti al giudice Eugenia Mirani per una responsabilità oggettiva. Il non aver impedito quella lite tra alunni l’ha esposta al rischio di una denuncia da parte della famiglia della piccola che nel frattempo è diventata un rinvio a giudizio. Una mancata vigilanza che il ruolo le imponeva è uno degli elementi contestati dall’accusa (pm onorario Massimiliano Costabile). Tutto nasce con una zuffa tra bimbi in classe. Siamo alle elementari, ci può stare. Lui le tira un calcio. Lei piange, ma la storia non si conclude con le lacrime asciugate tra i singhiozzi. Al ritorno a casa la bambina racconta tutto ai genitori. È il gong che dà il via alla querela. La routine di uno screzio tra bambini diventa un fatto di cronaca nel momento in cui l’adulta della situazione viene accusata di aver mancato a un obbligo imposto dal suo ruolo. La storia risale al 2015 in una scuola elementare della provincia. Quel giorno i due compagni di classe si prendono. Non è un gioco. O se lo è all’inizio poi degenera senza controllo. Così finisce che il bimbo rifila un calcione alla compagna. E solo a quel punto, con il pianto della piccina, secondo l’accusa, la maestra interviene. I genitori arrivati a scuola portano la piccola al pronto soccorso dove i medici stilano un referto di 7 giorni. E scatta la querela ora trasformata in processo. —
P.B.
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