Gioco
Olivi secolari in fiamme come nel 2009: «Ma ora non so se ripartiremo»
La disperazione di Elio Tellini che insieme ai fratelli Federico e Paolo gestiscono la Fattoria di Crespignano: sette ettari sono andati in fumo
CALCI
Rivedere il fuoco che distrugge il Monte Serra e tornare indietro a quasi dieci anni fa, quando un incendio con un fronte lungo cinque chilometri seminò il terrore sotto la rocca della Verruca.
L’8 settembre 2009 la fattoria di Crespignano subì danni ingentissimi, dovendo poi tagliare gli olivi secolari al piede per poter ripartire. La stessa cosa è avvenuta questa volta, solo che lo spirito di Elio Tellini, che insieme ai fratelli Federico e Paolo manda avanti l’azienda agricola, non è più quello di un tempo. «Dobbiamo valutare se è il caso di ricominciare oppure no», dice l’imprenditore ripensando alla distruzione subita.
La natura, del resto, ha bisogno di fare il suo corso. E chi ha campato una vita con l’attività agricola lo sa benissimo. Per far riprendere un’oliveta servono anni. E quello che è successo lunedì sera toglierebbe la voglia di ripartire anche ai più ostinati. «Nel 2009 producevamo tra i trenta e i quaranta quintali di olio all’anno – spiega Tellini – Nelle ultime tre stagioni eravamo arrivati a quattro o cinque quintali. Le piante erano in ripresa, malgrado le difficili condizioni meteo e le malattie degli olivi con cui abbiamo dovuto fare i conti. Non sarebbe più stato come prima, ma speravamo di tornare a quantità e qualità accettabili di olio nel giro di poco. Ora di nuovo questa situazione, con sette ettari di olivi e parte della vigna distrutta. Ed è difficile ricominciare, pensando che servono venti anni per la ripresa definitiva delle piante».
Per chi ha guardato l’incendio da lontano o ha seguito l’evolversi della situazione sui social network o su Internet, la sensazione d’impotenza è stata enorme. Ma per chi vive sul Monte Serra e di quello che questo splendido posto è in grado di produrre, si è trattato di qualcosa di più. «Perdere olivi secolari è un colpo al cuore, non solo dal punto di vista economico – riprende Elio Tellini – Rappresentavano questa terra, la caratterizzavano ed erano un incastro perfetto in un paesaggio unico».
La voce si ferma e sembra di vederlo ripensare ai momenti che hanno preceduto il disastro di questi giorni. «Alle 23 abbiamo cominciato a vedere l’incendio a Calci e ce ne siamo andati nella chiesa di Caprona – racconta l’agricoltore di Crespignano – All’una e mezza il vento soffiava in direzione di Viareggio ed eravamo tranquilli. Siamo comunque andati a dormire con l’idea di tenere sotto controllo la situazione. Ma alle 4,30 le raffiche hanno cambiato direzione ed è arrivata la distruzione. Quando l’incendio arriva con quella forza non c’è rimedio che tenga, se non quello di andarsene il più lontano possibile dalle fiamme. E sperare che ci siano meno danni possibile». —
A.Q.
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