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Pisa

Inferno Monte Serra

Distrutti 30 anni di lavoro nel rogo: «Per fortuna la casa è salva»

Andreas Quirici
Distrutti 30 anni di lavoro nel rogo: «Per fortuna la casa è salva»

Con l’incendio finisce la produzione di olio di Nicoletta Papa In ginocchio anche l’azienda di miele La Valle Graziosa

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CALCI

«L’importante è aver salvato la casa, anche se l’azienda agricola era il frutto del lavoro di trent’anni. Era stata una scelta di vita. E ora ci resta ben poco». Nicoletta Papa cerca di guardare il bicchiere mezzo pieno. Per lei quei due ettari e mezzo di oliveto e i tre e mezzo di bosco erano tutto. Così come le api per Diego Bonanni che sono morte nell’incendio: «Ho una bimba di dieci mesi e quest’anno mi ero spaccato la schiena con il miele, pensando essenzialmente a lei».

UNA SCELTA DI VITA

Storie di distruzione in un finale di settembre tragico per chi vive e lavora sul Monte Serra. Ettari di vegetazione in fumo, comprese piante che per la sessantenne imprenditrice agricola rappresentavano molto più che un semplice lavoro. Con il marito, Stefano Bacciarelli, si erano trasferiti a Montemagno nel 1986. «Era stata la nostra scelta di vita – racconta la donna – e avevamo deciso di mettere in piedi un’azienda agricola». Da qui l’acquisto di terreni abbandonati da anni con olivi da rigenerare. «In quella maniera avevamo speso cifre abbordabili – riprende la signora Nicoletta – e stavamo costruendo un’azienda dal niente. Senza contare l’aspetto ambientale, visto che abbiamo risistemato aree su cui nessuno, da anni, aveva più messo le mani, restituendo al monte terreni tenuti perfettamente». Ora, però, tutto questo non c’è più e difficilmente sarà possibile tornare alla produzione di otto, dieci quintali l’anno di olio biologico fatta finora. «Ho sessant’anni – sottolinea Papa – Non credo proprio che riuscirò a ripartire. Serviranno come minimo dieci anni per riavviare la produzione. E a quell’età per me sarà impossibile lavorare come ho fatto fino a prima dell’incendio».

CASA IN SALVO

Ascoltando l’imprenditrice, però, si ha la sensazione di non essere davanti a una donna disperata. Certo, la perdita della maggior parte dell’azienda agricola è sicuramente un boccone troppo amaro da digerire. Ma sentirle pronunciare la parola «fortunati», a proposito dei danni subiti nel rogo, la dice lunga sullo spirito che la spinge a guardare avanti. «È vero, non ho più gli oliveti e il mio caro bosco – spiega ancora – Ma siamo stati fortunati a salvare la casa. Pur nella distruzione generale, avere un tetto rappresenta molto. Anzi, è tutto. E la mia famiglia ripartirà da questo per guardare al futuro con un po’ di ottimismo».

APICOLTORE COME IL BABBO

La Valle Graziosa, il nome ideale per un’azienda di apicoltura nella zona di Calci. San Bernardo, Le Porte erano i luoghi dove il 33enne Diego Bonanni aveva scelto di produrre miele. Un lavoro che deriva dalla passione che aveva il babbo per le api. «E a cui mi ha avviato insegnandomi i segreti di un mestiere unico – dice – Fino a qualche anno fa avevamo le arnie alla Gabella. Poi un furto ci ha fatto capire che andavano portate altrove. E il posto scelto è stato il Monte Serra, sia per un motivo ambientale, che per nasconderle ai malintenzionati». Ma il fuoco di qualche sera fa gli ha fatto perdere la maggior parte delle api che davano sostentamento della sua famiglia. «Altre si sono salvate – riprende – Ma quelle a San Bernardo e alle Porte sono morte. Ripartirò, ma quest’anno avevo lavorato sodo per incrementare la produzione. Fino a quando si è soli è un conto. Ma con una figlia le cose cambiano».

LA SCELTA SUL DIVANO

Diego martedì notte si è trovato di fronte a un bivio. «Sembrava una guerra – racconta – sirene ovunque. La mia compagna e la bimba erano a letto, mentre io ero sul divano a pensare. Dovevo capire se uscire e andare a salvare le api. Ma poi non ho avuto dubbi. Non potevo lasciare sola la mia famiglia in una notte come quella, col rischio di essere costretti a sgombrare l’abitazione per rifugiarci dal fuoco». Una scelta inevitabile, anche se dolorosa, pensando alla cura e alla passione con cui Bonanni porta avanti il mestiere tramandatogli dal babbo. E con cui provvede alla compagna e alla figlia. Un amore che un incendio, seppur di così vaste dimensioni, non può consumare. «Ricominciare sarà difficile – aggiunge il trantaseienne – ma con la spinta di chi mi vuole bene sono sicuro che saprò rialzarmi da questo duro colpo». —

ANDREAS QUIRICI

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di Redazione web