Gioco
Quattro milioni di danni: vigne castagneti e ulivi finiti in fumo
Il bilancio del disastro ambientale da parte di Coldiretti. Legambiente Valdera parla di «disastro annunciato»
CALCI. Inutile girarci intorno. Il profilo del Monte Serra, quello che gli abitanti della zona hanno imparato ad amare negli anni e dove sono cresciuti e invecchiati nel cono della sua ombra, non esiste più. Ulivi secolari andati in fumo, vegetazione rigogliosa e coltivazioni che davano da vivere a tante famiglie andate distrutte. Forse per sempre. Sicuramente per tantissimi anni. Se la notte per molti era trascorsa col magone, osservando le fiamme zampillare nel buio e immaginando i danni che stavano producendo, il giorno dopo è un pugno nello stomaco. Una scena che fa venire le lacrime agli occhi e fa andare in bestia al solo pensiero che questo rogo di portata apocalittica, non solo per le popolazioni del Lungomonte, possa essere doloso.
COORDINAMENTO OK, AMBIENTE KO
Ambiente distrutto, ma per fortuna non ci sono state vittime. «E neppure feriti – come sottolineato dal prefetto Angela Pagliuca – perché la macchina organizzativa ha funzionato ed è stata decisiva la scelta di far evacuare le abitazioni». Un lavoro immane da parte di istituzioni, forze dell’ordine, vigili del fuoco e delle tantissime associazioni di volontariato. Ma se è bene sottolineare il grande coordinamento e la bontà delle scelte fatte durante una nottata di alta tensione è inevitabile parlare di ambiente distrutto.
DANNI DA DISASTRO EVITABILE
Secondo Coldiretti i danni sono quantificabili in 4 milioni. Legambiente Valdera se la prende, invece, coi «tagli alle strutture di tutela dell’ambiente e alla vigilanza» che sono stati «effettuati con particolare dedizione in questi anni sia dal Governo sia dalla Regione». E parla di disastro annunciato: «Difficilmente il nostro Monte, con le grandi pinete di pino marittimo, dopo due mesi di siccità e con un vento potente e durevole, poteva restare indenne dalla tentazione criminale di creare il massimo danno: testimonianze riferiscono di vari punti di innesco, in orario serale perché aerei e elicotteri non possono intervenire e le squadre a terra sono meno efficaci. Anche queste però sono condizioni non difficili da prevedere».
LA DOMANDA
Legambiente Valdera ha anche una domanda da porre alle istituzioni: «In una situazione di rischio certo e costante, perché non esiste una struttura sovracomunale permanente di vigilanza preventiva, che faccia uso delle tecniche più moderne, dal satellite alle telecamere a infrarossi, integrate dalla vigilanza a terra? Queste strutture esistono solo in alcuni parchi, che sono peraltro sotto la costante pressione e minaccia di tagli e semplificazioni».
I CONTI DELLA DISTRUZIONE
Al di là delle polemiche, però, ci sono dati difficili da digerire. Centocinquanta, secondo Coldiretti, «gli ettari di ulivi distrutti dall’incendio che ha colpito anche vigne e castagneti sul Monte Serra». Una catastrofe, perché «nei terreni andati a fuoco saranno impedite anche tutte le attività umane tradizionali del bosco come la raccolta della legna, delle castagne, dei funghi e dei piccoli frutti. Superata l’emergenza, comunque, ci vorranno almeno 15 anni per ricostruire i boschi andati a fuoco, con danni all’ambiente, all’economia, al lavoro e al turismo».
PERDITE ECONOMICHE
La catastrofe prodotta dalle fiamme sul Serra, infatti, peserà anche economicamente, come rilevato da Confagricoltura: «Oltre ai danni enormi al territorio, all’ambiente e alla fauna, si deve mettere in conto quello alle abitazioni e non ultimo quanto deve pagare dal mondo agricolo con l’irrimediabile perdita del lavoro di anni e di olivete secolari dal valore inestimabile e altre produzioni completamente andate in fumo». E a questo proposito, Paolo Rossi, direttore dell’Unione provinciale agricoltori Pisa, dice che la sua associazione è «pronta a fare la propria parte laddove ce ne sarà bisogno».
DRAMMA CONDIVISO
Del resto, la solidarietà alle popolazioni colpite dall’incendio è stata quasi disarmante dal momento in cui si è capito che si stava producendo una catastrofe. Sui social network si sono moltiplicati i messaggi per offrire posti letto agli sfollati. E ci sono state tantissime condivisioni degli annunci dei sindaci, come quello di Calci, Massimiliano Ghimenti, delle forze dell’ordine e dei vigili del fuoco. «Facebook e Twitter in questi casi sono fondamentali – dice Roberta Bracciale, docente di scienze della comunicazione all’Università di Pisa –. La gestione dell’emergenza in tempo di pace, in Italia, non è una cosa molto diffusa, ma sta cominciando a prendere forma. Le persone seguono gli eventi sui social, diventando testimoni. E condividono informazioni e foto con lo spirito di rendersi utili». —
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