Il Tirreno

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Inferno Monte Serra

Monte Serra, pompieri salvi “bucando” le fiamme: «Che paura, abbiamo avuto fortuna»

Stefano Taglione
Alessandro Simoncini
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Alessandro Simoncini

Parla il caposquadra Alessandro Simoncini: «Siamo stati i primi ad arrivare e siamo rimasti 40 minuti prigionieri del rogo»

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CALCI. «Ho dovuto fingere di fare il duro, altrimenti forse non ce l’avremmo fatta. C’erano troppi colleghi giovani: nel mio viso non potevano leggere la paura. È successo tutto in un attimo. Avevamo appena superato i Tre Colli quando ci siamo ritrovati circondati dal fuoco. Era ovunque, sopra e sotto: non ci potevamo più muovere. Quaranta minuti in mezzo alle fiamme, con i guanti ignifughi e le coperte per ripararci dal fumo. Poi lentamente, con l’acqua, ci siamo aperti un varco. Passandoci in mezzo come una macchina della Formula Uno».

Alle 22.30 di lunedì 24 settembre è stato il primo vigile del fuoco ad arrivare sul Monte Serra. Rischiando di morire insieme alla sua squadra di sette uomini, tutti partiti da Pisa. In mezzo alle fiamme, quelle che dovevano spegnere. «Siamo stati in gamba, ma abbiamo avuto anche tanta fortuna». La paura, poi l’abbraccio con i compagni di via Matteotti. Alessandro Simoncini, 54 anni, alle 23.10 è tornato a vivere.

Simoncini, alle 22.30 siete stati i primi vigili del fuoco ad arrivare sul posto.

«Ma l’incendio aveva già una forza dirompente. Il vento faceva paura. Non avevo mai visto una cosa del genere: è stato il mio intervento più difficile».

Come mai vi siete ritrovati prigionieri del rogo?

«Stavamo salendo dai Tre Colli, quando ci siamo ritrovati la strada sbarrata. E tornando di sotto, nel frattempo, il fuoco aveva riattaccato. Ci siamo rifugiati su un tornante».

Che cosa ha pensato in quei momenti?

«A niente. Ci siamo coperti con i dispositivi di protezione individuali come coperte e guanti ignifughi. Poi con il mio collega Maurizio Pasquali abbiamo iniziato a ragionare per capire come salvare la pelle. E con un po’ di pazienza ci siamo riusciti».

Come?

«Con l’acqua. Ci siamo aperti un piccolo varco, quanto bastava per far passare l’autobotte (dove ero io) e l’autopompa. Fortunatamente di acqua ne avevamo a volontà. Poi, appena si intravedeva il pertugio, abbiamo accelerato passando sopra qualsiasi cosa, alberi caduti compresi, perché altrimenti non ce l’avremmo mai fatta».

Dopo che cosa avete fatto?

«Ci siamo abbracciati tutti. Ma non c’era tempo per festeggiare, dovevamo andare a proteggere due ristoranti che potevano essere preda del fuoco».

Ci siete riusciti?

«Sì, li abbiamo salvati. Poi siamo dovuti scendere a Caprona perché le fiamme si stavano spostando di là. Non c’è mai stato un attimo di tregua».

A che ora ha staccato oggi (ieri per chi legge ndr)?

«Staccato? Ora siamo sul viale delle Cascine che stiamo spegnendo un rogo di sterpaglie. Poca roba: rispetto al Monte Serra è una barzelletta. È già tutto spento». —
 

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