Il Tirreno

Pisa

folla in chiesa 

Più attenzione per gli “scartati”, risuona in cattedrale l’appello del cardinale

FRANCESCO LOI

Il presidente della Cei Bassetti alla conclusione dell’anno giubilare per il 900° anniversario della dedicazione

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PISA

Fa sua la cultura dello scarto di Papa Francesco. E la rilancia. Tra le maestose colonne della cattedrale di Pisa, a conclusione dell’anno giubilare per i nove secoli della sua dedicazione, risuona ripetutamente quella parola («scartati») nell’omelia del cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Conferenza episcopale italiana.

Gli scartati nella rappresentazione di Bassetti sono «i giovani ai quale le nuove generazioni pensano poco». Scartati sono «coloro che non hanno lavoro». Scartati sono «gli anziani non ritenuti più utili». E scartati, nominati forse non a caso per ultimi, in un’escalation, sono «gli stranieri ed i migranti che lasciano le loro terre a causa della guerra e della fame».

Per tutti loro, questo è evidente nella carica che mette il cardinale Bassetti, «nella chiesa c’è spazio», ma «per incontrare Dio è necessario amare il nostro prossimo, riconoscendolo anche appena usciti dalla nostra splendida cattedrale». Perché, ed è un altro passaggio chiave dell’omelia, «Dio non può essere rinchiuso nelle opere d’arte, Dio si manifesta anche nelle piccole cose e nella Chiesa c’è posto per tutte le pietre».

Un’omelia dunque che affonda le radici anche nell’attualità politica, nelle polemiche e nei terreni del confronto sociale. «Spero che il governo vari una manovra economico finanziaria con la quale protegga le fasce più deboli e non riservi loro solo attenzione», ha detto Bassetti a margine della messa. E il cardinale mette la Chiesa in prima fila, perché «come questa cattedrale la Chiesa non è vecchia, è antica e non deve avere paura del nuovo. Auguro a questa cattedrale di conoscere e sperimentare sempre nuove primavere di fede e carità», dice Bassetti che non ha lesinato parole di ammirazione per la chiesa primaziale, uno dei monumenti della piazza più celebre del mondo «che D’Annunzio ha fatto bene a denominare dei miracoli».

Davanti ad una folla di oltre mille e cinquecento tra fedeli, turisti e rappresentanti delle istituzioni è stato l’arcivescovo Giovanni Paolo Benotto, alla presenza di un’altra decina di arcivescovi e vescovi toscani e decine di presbiteri pisani, ad aprire la cerimonia di chiusura dell’anno giubilare. Era il 26 settembre del 1118 quando papa Gelasio consacrò la cattedrale di Pisa, alla presenza di molti cardinali e vescovi. Vi intervennero anche i canonici, i priori e gli abati di Lucca.

«Questo è il compimento - dice Benotto - di un anno dedicato ai nove secoli della cattedrale, riscoprendo il senso di essere Chiesa modellata sull’immagine di Maria, esempio perfetto di come si risponde al Signore». L’icona della Madonna di Sotto gli Organi in questi mesi è stata portata nelle chiese della diocesi e riaccompagnata in cattedrale dai fedeli dei diversi vicariati. Alla fine il saluto è quello delle campane della Torre suonate con le corde tirate a mano dai campanari di Barga. —

FRANCESCO LOI

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