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L’ex amante cubana risarcisce il commerciante ricattato

Pietro Barghigiani
L’ex amante cubana risarcisce il commerciante ricattato

La giovane rende i soldi che aveva estorto con la minaccia di rivelare la relazione alla moglie. Un passaggio necessario per chiudere con un patteggiamento il processo

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PISA. Vuole risarcire l’ex amante a cui aveva chiesto soldi per non rivelare la loro relazione alla moglie. Un ricatto in cui protagonisti e ingredienti sono una cubana trentenne, un commerciante di abbigliamento del centro storico e, sullo sfondo, più di una scappatella sessuale, la cui scoperta da parte della consorte del negoziante avrebbe messo a rischio il matrimonio.

È il processo in cui sono imputate di estorsione Leticia Gallardo, 50 anni, cubana, e la figlia Naliachi Pestana Gallardo, 30 anni, entrambe residenti a Pisa, difese dagli avvocati Rolando Rossi e Antonella Ingargiola.

Dopo il giudizio immediato disposto dal pm Giovanni Porpora per madre e figlia, l’ex amante caraibica ha scelto di patteggiare la pena che per l’accusa di estorsione nella forma senza aggravanti va da un minimo di 5 a un massimo di 10 anni. Risarcire la vittima del ricatto è un passaggio necessario per ottenere un parere favorevole all’ipotesi di patteggiamento. Sulla base dei soldi tracciati - pagamenti con PostePay - che la cubana avrebbe chiesto e ottenuto dal commerciante, un 47enne pisano, l’importo potrebbe aggirarsi intorno ai 5mila euro. Saldata quella cifra e prodotta la quietanza del versamento, la posizione di Naliachi, incensurata, davanti al giudice sarà alleggerita non solo dall’ammissione del fatto, ma anche dall’impegno concreto di restituire quanto preso con il ricatto.

Diverso il ruolo della mamma che ha scelto il rito abbreviato (riduzione di un terzo in caso di condanna e possibilità di fare appello). La donna venne arrestata in flagranza dalla polizia municipale dopo aver ricevuto una busta con 150 euro consegnata dal commerciante - assistito come parte offesa dall’avvocato Carlo Porcaro D’Ambrosio - per diversi mesi amante della figlia che in quel momento si trovava in Spagna. Si trattava dell’ultima tranche di un pagamento concordato tra Naliachi e il negoziante ormai in rottura con la giovane cubana che pretendeva, comunque, diversi soldi. La madre avrebbe avuto un ruolo da “postina” e per questo il suo legale, l’avvocato Rossi, ritiene che il giudizio abbreviato sulla base degli atti sia sufficiente per chiarire la non colpevolezza della sua cliente accusata di estorsione come la figlia.

Il commerciante si era deciso a denunciare le continue richieste di denaro rivolgendosi alla polizia municipale.

Aveva spiegato agli agenti della polizia giudiziaria origine ed epilogo di quella che avrebbe dovuto essere una divagazione sessuale e che nel tempo a suo dire si era trasformata in un ricatto a luci rosse.

L’amante che chiedeva il denaro per restare in silenzio, il negoziante che più volte aveva ceduto alle richieste della cubana che, da partner di incontri sessuali, si era rivelata, secondo la querela, una che voleva lucrare sulla tenuta coniugale del marito traditore. Che sia stato perdonato dalla moglie è una questione privata.

Di sicuro recupererà i soldi di cui ha lasciato traccia per tenere buona e silente l’amante trentenne. —


 

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