Sicurezza
Ispezione di Procura e difese nel luogo dove morì Scieri
I legali dei tre indagati e il magistrato si ritroveranno ai piedi della torre di asciugatura dei paracadute per confrontarsi sull’ipotesi della caduta mortale
PISA
Si farà il sopralluogo nell’area in cui fu trovato morto Emanuele Scieri ai piedi della torre di asciagatura dei paracadute nella caserma Gamerra. La Procura ha accolto al richiesta della difesa di uno dei tre indagati con l’accusa di omicidio volontario in concorso e ha fissato per i prossimi giorni l’ispezione. Parteciperanno il magistrato titolare dell’inchiesta Sisto Restuccia, i legali di Luigi Zabara (avvocati Mariateresa Schettini e Andrea Di Giuliomaria), di Alessandro Panella, ai domiciliari dal primo agosto, (avvocati Tiziana Mannocci e Marco Meoli) e di Andrea Antico, militare della provincia di Rimini. Un sopralluogo congiunto in cui siano presenti accusa e difesa nello spazio all’interno della Gamerra dove la sera del 13 agosto 1999 Emanuele Scieri, secondo l’accusa, fu vittima di atti di nonnismo fino a provocarne la morte. Stando alle perizie mediche Scieri non morì subito. Trascorsero alcune ore durante le quali nessuno lo soccorse. Di qui la contestazione di omicidio volontario. L’ipotesi è che i tre indagati abbiano preso di mira Scieri il giorno stesso in cui arrivò in caserma, il 13 agosto 1999. La sera fu picchiato e poi costretto a salire sulla scala. Qualcuno con gli scarponi gli fece pressione sulle nocche delle dita provocandone la caduta da un’altezza di una decina di metri. Quindi il corpo venne coperto da un tavolo.
Agli atti della commissione parlamentare d’inchiesta c’è la consulenza cinematica dell’ingegnere Grazia La Cava e del dottor Federico Boffi. Secondo i professionisti quando fu rinvenuto il 16 agosto 1999 il corpo di Scieri «una delle scarpe fu ritrovata a terra, ad una tale distanza dalla scala che non risulta possibile che Scieri l’abbia potuta perdere durante l’arrampicata; pertanto la scarpa sinistra fu lasciata sul selciato prima che Scieri si arrampicasse, scalzo da un piede, sulla scala esterna della torretta di asciugatura dei paracadute». I consulenti dicono anche altro sulle ferite riscontrate sul parà siciliano. «Sul dorso del piede sinistro venne trovata una ferita incompatibile con caduta e secondo tutti i consulenti, della famiglia, della Procura e della commissione la ferita è stata provocata da terze persone presenti sul luogo – si legge nella relazione finale della commissione d’inchiesta –. Inoltre, dalla consulenza tecnica disposta dalla commissione a e segnatamente dall’esame delle fotografie scattate nel 1999 sul tavolo autoptico, risulta una ferita al polpaccio sinistro nella quale sono incistate pietruzze bianche e tracce di vernice verde essiccata. Sulla base dei suddetti elementi e del fatto come descritto, è del tutto ragionevole e verosimile ritenere che Scieri, quando è entrato nel cortile per telefonare, sia stato fermato da alcuni militari che erano nello stesso cortile». Per l’accusa sono i tre indagati, all’epoca “nonni” violenti che imposero alla recluta una prova di forza conclusa in tragedia. —P.B.
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