Il Tirreno

Pisa

La ricetta del questore: «Espulsioni mirate e presidio del territorio»

Pietro Barghigiani

Dall’inizio dell’anno allontanati una novantina di stranieri pregiudicati e pericolosi Rossi spiega: «I controlli sono continui, utile occupare quegli spazi con iniziative»

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PISA

«La cosa fondamentale è il presidio del territorio. Poi ci sono i controlli straordinari e le espulsioni mirate. Più siamo presenti e maggiore è la possibilità che alla lunga chi non è in regola sparisca dalla circolazione».

Il questore Paolo Rossi ha inserito da tempo il caso stazione al centro dell’agenda sicurezza in città. E dopo l’ultimo episodio movimentato di venerdì sera concluso con l’arresto di un immigrato per tentata rapina e l’ennesima minaccia con sottrazione di cellulare ai danni di un minore al Giardino Scotto, ribadisce che la strada da seguire è quella intrapresa da mesi alla quale devono contribuire anche i cittadini.

Questore, in passato alcuni finanzieri vennero picchiati da alcuni ambulanti in Vecchia Barbaricina dove prima delle elezioni un senegalese ha preso a pugni un carabiniere. Ora il nordafricano che punta un taglierino alla gola di un parà. Secondo lei si assiste a una reazione incattivita di chi si sente sotto pressione per l’aumento dei controlli?

«Può esserci in qualcuno un moto di ribellione che emerge un po’ dappertutto, ma alla fine non credo alla causa-effetto della rabbia suscitata dagli accertamenti. Procediamo con tatto verso chi viene controllato, ma dobbiamo farlo in sicurezza. L’episodio di venerdì sera era un semplice furto di bicicletta che poi è diventato tentata rapina. Dai video si vedono alcune persone che si avvicinano per difendere l’arrestato. Le nostre volanti sono arrivate subito a tacitare la situazione. Senza il taglierino la vicenda sarebbe stata molto meno amplificata».

La stazione resta, comunque, il buco nero della sicurezza in città. Quando si attraversano i portici la sensazione è di rischiare da un momento all’altro uno scippo o una rapina.

«Posso dire due cose. La prima è che dalla stazione di Pisa centro passano decine di migliaia di persone al giorno. E questo comporta una naturale attrazione di una fauna negativa. La seconda, tutte le stazioni sono per la loro stessa conformazione un accentrato di varia umanità. La cosa fondamentale è il controllo del territorio ed è quello che stiamo facendo. C’è un presidio fisso interforze fino alle 22. Oltre alla visibilità delle divise, però, ci devono essere servizi mirati accompagnati da interventi straordinari utili come deterrente e scrematura per trovare gente da espellere. Dico anche che se ci fossero manifestazioni e iniziative frequenti quegli spazi, che ora sono invasi da marginalità evidenti, potrebbero essere restituiti alla collettività. È una sinergia che deve coinvolgere tutti, da chi fa prevenzione e repressione a chi si occupa di scelte urbane. Le nostre risorse non sono infinite. La risposta delle istituzioni è efficace. Può essere migliorata, ma la strada è questa».

La strategia delle espulsioni sembra avere effetti efficaci più degli arresti che, al di là delle convalide, si traducono spesso in ritorni in libertà con obblighi per gli immigrati quasi sempre ignorati.

«Quasi tutti i giorni arrestiamo o denunciamo qualcuno in zona stazione. Penso anche ai servizi anti contraffazione o sui minimarket. L’attenzione è sempre alta. Le espulsioni sono una risposta concreta. Dall’inizio dell’anno siamo già a una novantina di espulsi. Procediamo con criteri che hanno sempre ottenuto il nulla osta della magistratura. Viene espulso non solo chi non è in regola con il permesso di soggiorno, ma anche e soprattutto chi si è rivelato pericoloso».

Al di là dei numeri i furti sono la regola e la stazione, con le sue diramazioni delinquenziali verso il Giardino Scotto o viale Bonaini, trasmette insicurezza.

«Noi siamo occupati sui fronti della prevenzione e della repressione. Quando dico prevenzione mi rivolgo anche ai cittadini. È chiaro che non possiamo mettere un poliziotto davanti a ogni casa. L’esperienza dello sguardo di vicinato rende l’idea. Non si tratta di delazione, ma di polizia di prossimità. L’ho detto anche in un incontro a Marina. Se ci viene segnalato che in un determinato ambiente ci sono persone sospette possiamo garantire un intervento mirato. È prevenzione anche fare espulsioni di gente che delinque o il foglio di via o l’avviso orale per gli italiani che non si comportano bene. Vuole un dato?»

Prego.

«Da Calambrone a Marina di Pisa nei mesi estivi, tra reati denunciati e interventi come forze di polizia, il calo rispetto all’estate 2017 è stato del 30 per cento. C’è chi dice “Ma la gente non denuncia perché è scoraggiata”. Bene, ma allora si è scoraggiata solo quest’anno? In città i furti in appartamento sono diminuiti. Sono aumentati quelli negli esercizi commerciali. Anche qui faccio un esempio. Se uno entra in tre negozi e ruba capi di abbigliamento, cioè bottini modesti, il conto è di tre furti. Così come rubare il fondo cassa in bar e ristoranti. Allora il ragionamento è questo, al di là della statistica. Non siamo in presenza di una delinquenza di alto livello. È sufficiente uno sbandato che prova a forzare una porta o una finestra e il colpo è garantito. Devo dire che in alcuni casi di furti in pubblici esercizi ho notato l’assenza di difese passive (sbarre alle finestre, ndr) che, al contrario, cominciano a esserci nelle case. Ecco perché sono bersagliate anche le scuole e le chiese. Mi è capitato di incontrare una barista derubata. Al piano di sopra due inquilini avevano sentito dei rumori sospetti, ma sono rimasti in silenzio. Avrebbero potuto telefonare al 113 e magari quel furto sarebbe stato sventato». —

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