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L’Accademia chiede scusa ma il sindaco non si presenta

Valentina Landucci; ALTRO SERVIZIO A PAG. 3
L’Accademia chiede scusa ma il sindaco non si presenta

Mancano all’appello anche i parlamentari locali. L’onorevole Ziello: «Ero a Roma. Le leggi razziali? Un abominio. Ma siamo nel 2018, dobbiamo scrivere il futuro»

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pisa

Nessun manifestazione di imbarazzo, almeno ufficialmente. Di certo su quella sedia vuota in prima fila fino a un quarto d’ora prima della fine della cerimonia cade l’occhio un po’ di tutti. E c’è già chi si prefigura uno scenario da incidente diplomatico vedendo rappresentati i colori della città di Pisa solo dalla fascia bianca e rossa indossata dalla vice presidente del consiglio comunale Benedetta di Gaddo (Pd), seduta in terza fila accanto all’ex sindaco Marco Filippeschi (Pd). Poi nel cortile della Sapienza fresco di ristrutturazione, dove è sono in corso gli interventi del rettore dell’Università di Pisa Paolo Mancarella e della presidente delle Comunità ebraiche italiane Noemi Di Segni, fa il suo ingresso la vicesindaco Raffaella Bonsangue (Forza Italia). L’accredito alla cerimonia? Era stato richiesto per il sindaco Michele Conti che però non si è presentato «perché era stata delegata la vicesindaco e perché aveva altri impegni in municipio, non c’è nessuna particolare motivazione o dietrologia rispetto alla sua assenza» farà sapere nel pomeriggio l’ufficio stampa di palazzo Gambacorti.

Oltre ai rappresentati della giunta scarseggiano alla Sapienza anche i neo eletti parlamentari della Repubblica. «Avevo altri impegni a Roma - spiegherà poi il deputato della Lega Edoardo Ziello - Le leggi razziali? Un abominio da scongiurare. Ma ormai siamo nel 2018 e facendo tesoro del passato dobbiamo scrivere il futuro».

Caso chiuso? Vedremo. Certo è che assenze e presenze sono state ampiamente notate in un contesto che non era esattamente una “lezione di storia”. Alla domanda dei giornalisti: perché l’Accademia ha sentito il dovere di chiedere scusa? Mancarella ha risposto: «Perché non era mai stato fatto prima, non come istituzioni. Speriamo sia un inizio. La storia ci insegna che da piccole, apparentemente piccole cose possono nascere le tragedie più grandi. Abbiamo il dovere di vigilare. Corriamo oggi dei rischi? Nubi scure si intravedono sull’Europa e sull’Italia. Faremo in modo che venga cacciata via».

Seduto nel cortile della Sapienza, il professor Michele Emdin. Suo nonno era un medico, un assistente dell’Università di Pisa quando il 5 settembre del 1938 a San Rossore venivano firmate le leggi razziali. Il padre e lo zio del cardiologo pisano vennero espulsi dal liceo Galilei che frequentavano. «La mia famiglia per 7 anni si diede alla macchia per fuggire destino segnato». E al professor Emdin abbiamo chiesto una riflessione sull’oggi: «Dice Kant che l’uomo è un legno ritorto, che significa che in sé ha i germi della bontà e della cattiveria. Il disastro epocale, i milioni di morti della Seconda Guerra Mondiale hanno esercitato un potere di vaccinazione e ci hanno tenuti lontano da guerra e pregiudizio. Fino ad ora. Oggi vengono a mancare i testimoni viventi e l’unico modo per continuare a resistere a quelli che sono i germi del mancato riconoscimento del diverso è quello di ricordare non in modo reiterativo e passivo ma nella trasmissione alle nuove generazioni di quello che è stato». Per questo Pisa ospiterà, tra le tante iniziative in corso per la ricorrenza degli ottanta anni dalla firma delle leggi razziali anche un incontro dal titolo “Vite sospese” (il 15 ottobre) nel corso del quale «gli studenti di oggi racconteranno alcune biografie degli studenti e dei docenti di allora per passare in qualche modo la fiaccola della memoria ai giovani». —



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