Il dolore
Il sergente con il “vizio” del salvataggio
Un riconoscimento dalla Fin a Marco Feoli che lo scorso agosto ha contribuito a soccorrere 200 turisti in difficoltà a Tirrenia
PISA
Andare al mare e sapere che nelle vicinanze c’è lui potrebbe essere un buon motivo per stare più tranquilli. Specie se abbiamo poca dimestichezza con il nuoto. Perché, passateci l’espressione, Marco Feoli, il trentasettenne sergente maggiore della 46esima Brigata Aerea di Pisa originario di Civitavecchia e pisano d’adozione - abita con la famiglia a Ponsacco - sembra avere il “vizio” del salvataggio.
Negli ultimi anni ha collezionato non pochi soccorsi in mare da solo o a supporto dei bagnini in spiaggia, potendo contare sulla propria preparazione atletica da ex giocatore di pallanuoto quale è. Solo nelle ultime due stagioni ha contribuito a salvare diversi bagnati in difficoltà: 4 nell’estate del 2017 e un gruppo di oltre 200 lo scorso agosto al largo del Lido del Carabiniere a Tirrenia.
E così dopo il riconoscimento che la sindaca di Ponsacco, Francesca Brogi, gli ha voluto consegnare a luglio, pochi giorni fa è arrivato anche un attestato di merito dalla Federazione italiana nuovo (Fin). Una piccola ma partecipatissima cerimonia andata in scena venerdì scorso al hotel Meditur di Migliarino Pisano alla presenza, tra gli altri, del consigliere federale nazionale Roberto Del Bianco, del presidente del comitato regionale toscano Fin Roberto Bresci e del responsabile nazionale del salvamento Tiziano Maria Fioravanti.
Lo scorso 12 agosto Marco era al mare con la famiglia dalle parti del Lido del Carabiniere. Poco più in là una nutrita comitiva di bengalesi in vacanza a Pisa decide di fare il bagno: il mare è agitato, c’è corrente e i bagnati si trovano presto in difficoltà. Immediato l’intervento dei guardaspiaggia del Bagno degli Americani e del Lido del Carabiniere. Marco capisce la situazione di pericolo e, come già accaduto, decide di dare una mano.
«Quest’anno avevo anche mangiato ero in piena digestione - racconta sorridendo - mia moglie mi ha anche brontolato. Ho creduto fosse necessario dare una mano e una mano non si nega mai a nessuno. Ovviamente se si sa nuotare. Mi sono limitato ad aiutare i bagnini che stavano aiutando altre persone».
Al sergente maggiore non mancano preparazione atletica e sangue freddo. «Diciamo che posso contare su una vecchia preparazione di pallanuoto - racconta - mi hanno insegnato a non affogare quando l’avversario ti salta sulle spalle e ti porta giù e con le gambe devi restare a galla».
Parole di elogio nei suoi confronti sono arrivate dal presidente regionale Bresci: «Marco meritava questo riconoscimento - spiega - per il grande valore umano di ciò che ha fatto e per ben due anni consecutivi, dimostrando grande coraggio, attenzione e sensibilità per le situazioni di pericolo». —
VALENTINA LANDUCCI
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