La protesta
Auto e benzina a spese dell’Arma: due militari vogliono patteggiare
PISAC’è chi vuole patteggiare e chiudere senza tanti clamori una vicenda processuale che si trascina da un paio d’anni. Sono due dei quattro carabinieri, all’epoca dei fatti di stanza nella Compagnia...
PISA
C’è chi vuole patteggiare e chiudere senza tanti clamori una vicenda processuale che si trascina da un paio d’anni. Sono due dei quattro carabinieri, all’epoca dei fatti di stanza nella Compagnia Setaf a Camp Darby, per i quali il sostituto procuratore Giovanni Porpora ha chiesto il rinvio a giudizio per peculato. Un paio di militari della base Usa di Vicenza devono rispondere, invece, di falso.
L’udienza fissata ieri davanti al gup Donato D’Auria è slittata per un difetto di notifica. Se ne riparlerà a febbraio. Nel frattempo i due militari, nel frattempo congedati, avranno modo di definire e formalizzare la richiesta di pena da concordare con il pm e poi sottoporre al giudizio di congruità del giudice.
Nell’inchiesta da aprile a ottobre 2017 l’allora comandante della Compagnia Setaf di stanza a Camp Darby e i tre subordinati erano stati anche sospesi dal servizio. La Procura chiede di processare il colonnello Franco Rimicci, (in congedo); il luogotenente Luigi Cozzolino (congedato), il luogotenente Enrico Lettieri (congedato); il brigadiere Mauro Sorrentino, nel frattempo trasferito a Livorno.
Secondo l’impostazione dell’accusa quelle che avrebbero dovuto essere le auto di servizio di fatto si erano trasformate in vetture personali. Con il corollario di costi e spese di autostrade e carburante scaricati sul conto dell’amministrazione pubblica. A informare la magistratura, nel 2016, dell’uso disinvolto dei mezzi assegnati alla Compagnia Setaf di Camp Darby fu un esposto anonimo. Non firmato, ma preciso su nomi e comportamenti. Furono gli stessi carabinieri del nucleo investigativo a condurre l’inchiesta che ora è arrivata alla richiesta di rinvio a giudizio. Per l’accusa i quattro militari, a partire dal comandante sostituito prima del congedo, utilizzavano le auto in dotazione al Setaf per usi che non avevano niente a che vedere con le missioni di servizio.
Una sorta di macchine “civetta” che, è emerso durante gli accertamenti, in occasione di un veglione di Capodanno in Versilia servì per far trascorre il passaggio al nuovo anno con la vettura dell’Arma. Non solo. Al di là dei chilometri a sbafo ci sono i pieni di carburante a spese dei carabinieri, ma consumati per spostamenti personali. E, in parallelo, all’uso di auto e benzina, gli investigatori hanno scoperto anche l’utilizzo delle Viacard per scaricare sulla cassa del Setaf anche i costi dei percorsi autostradali. —
P.B.
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