Il Tirreno

Pisa

La denuncia di un papà: «Così hanno cercato di adescare mio figlio»

di Pietro Barghigiani
Un tratto di via Matteucci (foto d'archivio)
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Un tratto di via Matteucci (foto d'archivio)

Pisa, un quarantenne su una Panda ha affiancato il ragazzo. Dalla richiesta di informazioni all’invito a salire in auto

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PISA. Lo ha avvicinato per due volte. Con la scusa di un’indicazione stradale ha cercato di convincerlo a salire in macchina. Lui, il ragazzo, un adolescente scafato, ha capito che quel tipo al volante lo stava tampinando in un modo sospetto. E allora se ne è liberato quasi minacciandolo: «Vattene, ho fatto la foto alla targa dell’auto».

Un incontro che, interpretato con la lente della diffidenza, potrebbe prestarsi a uno episodio di scampato adescamento. Lo denuncia il padre del ragazzo, di Pisa, che chiede di restare anonimo. «Sono andato in questura a riferire l’accaduto, ma mi hanno detto che non ci sono gli estremi per la querela, neanche contro ignoti» è la premessa del genitore.

L'EPISODIO

La vicenda è avvenuta di domenica, intorno alle sette di sera, lungo via Matteucci tra Media World e la caserma dei vigili del fuoco. Il 15enne stava spostandosi con il suo skate board quando un automobilista, al volante di una Panda bianca nuovo modello, lo ha affiancato. «Era un italiano sui 40 anni - prosegue il padre riportando la versione del figlio -. Gli ha chiesto informazioni sull’ospedale di Cisanello, ma era molto generico. Sembrava più interessato ad attaccare discorso che a ottenere indicazioni precise. Mio figlio gli ha risposto e ha proseguito con lo skate board».

Dopo qualche minuto quello che si era presentato come un passante a digiuno di orientamento stradale si è rifatto sotto. E con la Panda si è di nuovo affiancato al 15enne che con lo skate si era spostato di alcune centinaia di metri il ponte della Fortezza».

«Ha tirato giù il finestrino e lo ha invitato a salire in macchina perché non aveva capito bene le indicazioni che gli aveva dato pochi minuti prima – è sempre il papà a raccontare l’episodio -. Lo ha ripetuto per due, tre volte. Aveva un atteggiamento davvero insistente. Mio figlio, infastidito, lo ha messo a stare dicendogli di aver fotografato la targa della Panda. E a quel punto se ne è andato. Quando a casa ci ha detto della storia ha aggiunto che saprebbe riconoscere quella persona».

LA SCELTA DEL BABBO DI PARLARE

Il papà vuole rendere pubblico quello che è capitato al 15enne per mettere in guardia i ragazzi che in strada possono trasformarsi in obiettivi vulnerabili per pedofili. «Magari è già successo e nessuno ne ha parlato – conclude il genitore -. Oppure può essere utile per mettere in guardia i ragazzi se dovessero trovarsi davanti un tipo del genere. Ecco perché ho raccontato la storia in cui mio figlio si è comportato nel modo giusto. È bene che si sappia per rendere più consapevoli i ragazzi dei pericoli che si corrono in strada».

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