Il Tirreno

Pisa

LA MARATONA manzoniana ALLA NORMALE 

Il sugo della storia? Una notte di cultura senza barriere

Carlo Venturini
Il sugo della storia? Una notte di cultura senza barriere

Un successo la 24 ore di lettura dei Promessi sposi aperta da una non vedente Protagonisti tanti comuni cittadini e alcuni migranti della comunità di S.Egidio  

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«Lucia è una donna forte, lascia traccia di sé, tiene testa ai potenti perché, se pur povera e donna, ha una grande nobiltà interiore». È questa la motivazione che ha spinto Antonella Iacoponi, non vedente, laureata in giurisprudenza, a leggere in pubblico nel chiostro della Scuola Normale, l’incipit dei Promessi Sposi durante l’annuale lettura collettiva di 24 ore organizzata dagli allievi della Scuola assieme a Giovanni Guerrieri de “I sacchi di sabbia”.

«Mi sono preparata trascrivendo sul computer dotato di sintetizzatore vocale le quattro pagine iniziali del romanzo. E così mi sono calata nell’atmosfera della descrizione paesaggistica che fa il Manzoni» dice Iacoponi. «I paesaggi manzoniani sono trascinanti, ti immergono, ti circondano con un’atmosfera poetica quasi rasserenante» continua Iacoponi che è stata accompagnata dall’associazione Il lapis di Cascina. Dopo Iacoponi, è stata la volta del più piccolo tra i 250 “maratoneti” manzoniani e cioè è stato il turno di Ludovico Sanacore di nove anni che ha letto un dialogo di Don Abbondio con uno dei Bravi. Al tour de force manzoniano, hanno partecipato anche tre migranti della Comunità di Sant’Egidio: Joel Siewe del Camerun, Yaya Bigida di 23 anni originario del Bourkina Fasu e Moustapha Sare di 24 anni sempre del Bourkina Fasu. E sempre della comunità, c’era tra le lettrici Ekaterine Bortsvadze 38 anni, georgiana. «Quando sono stato contattato per la lettura alla Normale – dice Siewe – non sapevo minimamente di che libro si trattasse. I Promessi sposi li ho letti e mi sono piaciuti molto soprattutto Don Rodrigo e Lucia». Siewe è in Italia dal 2016 e spiega così la sua simpatia per i due personaggi. «Don Rodrigo non è solo il potere in sé. Di fatto non governa un granché. Ma lui è la cattiveria. Più che il potere, lui esercita la cattiveria e lo fa contro ad esempio Lucia. Lei invece mi piace per il carattere. Un carattere forte. È perseguitata da un potere cattivo ma non cede». La presenza di migranti della Comunità di Sant’Egidio, è stata salutata con grande favore dal direttore della Normale, Vincenzo Barone che ha commentato dicendo che «va difesa in ogni luogo e circostanza la dignità della persona. Soprattutto in tempi bui come sono quelli in cui stiamo vivendo».

La lettura collettiva, è durata 24 ore consecutive impegnando donne e uomini di ogni età e provenienza: docenti universitari e liceali, studenti, cittadine e cittadini si sono passati il testimone da “Quel ramo del lago di Como” fino al lieto fine del romanzo e al “sugo di tutta la storia”. «Questi allievi della Scuola – dice Guerrieri – sono bravissimi. Possono ormai camminare con le loro gambe. Il loro comitato scientifico che seleziona i grandi classici da leggere, funziona benissimo, è super rodato ed è dotato di grande sensibilità nello scegliere opere classicissime ma ancora dotate di chiavi di lettura della contemporaneità» .

Tra gli organizzatori dell’evento, vanno ricordati gli allievi Francesco Morosi e Marcello Reggiani. La lettura alla Scuola Normale è stata preceduta da una serie di iniziative a tema come alla libreria Ghibellina, dove l’ordinario di letteratura italiana Stefano Carrai ha letto il capitolo di Azzeccagarbugli e poi l’appuntamento con Paola Pitagora, indimenticabile Lucia Mondella nello sceneggiato Rai del 1967, evento che si è tenuto all’Arsenale. —

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