La manifestazione
Arbitro espelle il figlio e lui lo prende a schiaffi
Genitore-dirigente sportivo a giudizio per lesioni personali Già raggiunto da Daspo e sospeso da tesserato federale
PISA
Dopo il Daspo di 5 anni e la sospensione da tesserato di una società di calcio per 18 mesi, per il genitore-dirigente un po’ troppo iracondo arriva anche il processo per lesioni personali.
Giuseppe Fazzina, 39 anni, di Pontedera, è stato rinviato a giudizio per l’assalto violento contro l’arbitro che il 3 gennaio 2015 durante una partita di calcio nel campo sportivo “Paolo Bachi” venne colpito al volto dal dirigente-tifoso pronto a scavalcavare la recinzione dopo l’espulsione di due giocatori, uno dei quali era il figlio. Si giocava la partita della categoria Giovanissimi Asd Stella Azzurra-Porta Lucca. L’imputato è difeso dall’avvocato Lorenzo Stefani, mentre l’arbitro, residente a Cascina, è assistito come parte civile dall’avvocato Paolo Redini. Ieri la prima udienza davanti al giudice Elsa Iadaresta.
L'ira di Fazzina fu accesa dal cartellino rosso sventolato al figlio e all'avversario del Porta a Lucca che dopo un contrasto, si erano spintonati. All'espulsione de pargolo il genitore reagì scavalcando la recinzione del campo di gioco per poi colpire sulla bocca il direttore di gara procurandogli lesioni giudicate guaribili al pronto soccorso in tre giorni. E in seguito, per le cure odontoiatriche, il referto aumentò fino a 40 giorni. Le contusioni avevano riguardato anche i denti. Il Tribunale federale aveva sanzionato Fazzina giudicando «il fatto grave perché avvenuto nell'ambito del campionato Giovanissimi ovvero di uno di quei campionati destinati a formare gli atleti e comunque per prepararli ad inserirsi nel contesto sociale di domani - si legge nell'atto di deferimento -. Non è certo un esempio etico quello che un dirigente federale può dare a questi giovanissimi (infraquattordicenni) allorché, a fronte di un contrasto fisico, sia pure duro ma che comunque fa parte del gioco, si precipiti, scavalcando la rete di recinzione del campo per usare violenza al direttore di gara reo solo di aver espulso - a norma di regolamento - due calciatori (uno per parte) che, dopo un contrasto e lontano dal gioco in svolgimento, si spintonavano affrontandosi testa contro testa». La chiusa finale è un monito rivolto a chi, tra i tesserati, trasforma i campi di calcio in arene per combattenti: «È bene che tale tipo di dirigenti abbia a disposizione un lungo periodo di tempo per riflettere sul pessimo esempio fornito ai giovani atleti e soprattutto sui danni a terzi che il comportamento di ciascuno può provocare, non potendosi prescindere dal fatto che esso costituisce causa di discredito per il movimento calcistico». Ora c’è anche il fronte giudiziario per quell’assalto contro l’arbitro da genitore furioso. —
P.B.
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