Il Tirreno

Pisa

inchiesta “binario 13” 

Spacciatore a processo «Ragazze stuprate nel giro della droga»

PIETRO BARGHIGIANI
Spacciatore a processo «Ragazze stuprate nel giro della droga»

Una delle vittime all’epoca dei fatti era minorenne Iniziato il dibattimento per dieci imputati su trenta indagati

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PISA

Una trentina di indagati, di cui almeno dieci a giudizio con rito immediato.

C’è lo spaccio con la sistematicità della catena di montaggio nell’inchiesta “Binario 13” di cui una parte ora approda in Tribunale.

Ma a segnare ancora di più un contesto di forte degrado ci sono anche due episodi di violenza sessuale a carico di uno degli imputati, un algerino di 32 anni, nei confronti di due acquirenti italiane, una delle quali minorenne all’epoca dei fatti.

È iniziato ieri davanti al collegio del Tribunale (presidente Dani, a latere Iadaresta e Grieco) il processo (pm Lydia Pagnini) che al tempo delle indagini dei carabinieri mise a fuoco quello che era, e la cronaca non racconta modifiche sostanziali nelle dinamiche, lo spaccio con epicentro l’area della stazione e diramazioni fino a Porta a Mare e alla Cittadella. Di qui il nome “Binario 13”, luogo simbolo dell’incontro di pusher e consumatori di ogni età di droga.

Tra i 30 indagati (difensori Antonella Antonelli, Tommaso Azzaro, Sara Baldini, Gabriele Dell’Unto e Silvio Toccafondi) la stragrande maggioranza sono tunisini a cui si uniscono tre italiani, quattro albanesi, un marocchino e un nepalese.

Le accuse a un algerino hanno proiettato il processo davanti al collegio per la gravità delle contestazioni. Due giovani, di cui una minorenne, lo accusano di averle violentate quando si erano presentate per comprare droga.

Secondo i carabinieri a importare la droga erano tre albanesi che poi si avvalevano dei maghrebini per lo smercio al dettaglio a Pisa e anche in provincia di Livorno.

Una filiera dello spaccio da moto perpetuo che l’operazione aveva solo rallentato.

Nel dicembre 2017 i militari sequestrarono 3,7 kg di eroina; 5,7 kg circa di sostanza cosiddetta “da taglio”; una pistola Beretta calibro 7,65 e relative munizioni (risultate rubate); una pressa meccanica artigianale adoperata per il confezionamento dello stupefacente; due auto utilizzate per il trasporto della sostanza stupefacente. —

PIETRO BARGHIGIANI

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