Il Tirreno

Pisa

INTRECCIO DI INDAGINI OLTRE LA CORRUZIONE 

L’accusa di violenza sessuale a Sbrana per le intercettazioni in un’altra inchiesta

Pietro Barghigiani; ALTRO SERVIZIO A PAGINA 9
L’accusa di violenza sessuale a Sbrana per le intercettazioni in un’altra inchiesta

Gli investigatori stavano indagando sulla truffa al Cnr. La contestazione per il legame tra lo psichiatra e una paziente

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PISA

Un’intercettazione disposta per indagare su una presunta truffa ai danni dell’Istituto di fisiologia clinica del Cnr ha aperto uno squarcio investigativo che ieri è diventato un processo.

Con un’accusa pesante: violenza sessuale a carico dello psichiatra Alfredo Sbrana, 62 anni, di Pisa.

Una costola del processo principale (17 dicembre prima udienza) per il quale il medico è stato rinviato a giudizio per corruzione con Mauro Maccari, 59 anni, direttore sanitario dell’Asl Nord Ovest e Ledo Gori, 61 anni, di Pontedera, capo di gabinetto del presidente della Regione Enrico Rossi (estraneo all’inchiesta, ndr).

L’accusa è di essersi accordati, ciascuno per il proprio ruolo, per portare voti a favore di due candidati del Pd alle elezioni regionali del 2015 con la ricompensa per Sbrana dell’incarico di facente funzione di dirigente di psichiatria all’Asl. Nel frattempo lo psichiatra ha assunto a tutti gli effetti la titolarità della dirigenza.

La Guardia di finanza stava indagando sugli ammanchi con i progetti di ricerca finanziati con sponsor inesistenti all’Ifc (sette indagati) quando è incappata in una conversazione telefonica di Sbrana, amico di famiglia di Marco Borbotti, principale inquisito per la truffa al Cnr (sua la perizia che lo dichiara incapace di intendere e di volere, ndr), dalla quale si evinceva una relazione sentimentale tra lo psichiatra e una sua paziente. Un passaggio che per il pm Flavia Alemi si è trasformato in un fascicolo con un’ipotesi di reato che comprende la violenza sessuale nella sfumatura dei rapporti giocati sulla presunta disparità psicologica dei partner.

Secondo l’accusa in quel contesto il rapporto sessuale medico-paziente avrebbe configurato una sorta di sudditanza della donna nei confronti del suo psichiatra. Di qui l’accusa di violenza sessuale contestata a Sbrana per aver approfittato del suo ruolo circa la condizione di inferiorità psichica della donna con cui aveva una relazione.

Difeso dall’avvocato Giulia Padovani, il medico ha sempre negato di aver esercitato un’ingerenza psicologica sulla paziente.

La donna è stata sottoposta anche a un incidente probatorio davanti al gip ed esaminata da uno specialista secondo il quale non ci sarebbe stato un consenso viziato in quella storia e lei stessa avrebbe ribadito di non aver subìto pressioni di sorta dall’imputato. Insomma, era una relazione libera, priva di costrizioni fisiche o mentali.

Quell’ombra deontologica sull’opportunità di un medico di allacciare una relazione con una paziente, per giunta alle prese con problemi psichici, diventa ora materia di un processo nato per valutare altri reati.

Il 17 dicembre, per la parte della corruzione, si terrà la prima udienza in cui saranno chiamati a testimoniare politici in carica ed ex rappresentanti delle istituzioni.

Da Ivan Ferrucci, ex capogruppo Pd poi non riconfermato ad Antonio Mazzeo, attuale consigliere regionale dem, i due candidati per i quali Gori cercava voti e chiedeva a Sbrana di dargli una mano. Entrambi sono estranei all’inchiesta nel corso della quale, come persona informata sui fatti, è stato sentito anche il presidente della Regione, Enrico Rossi, di cui Gori da sempre è il braccio destro, dai tempi del Comune di Pontedera all’esperienza regionale.

Per Rossi, come precisato al Tirreno, quella nomina è stata regolare e rientrava nelle competenze del direttore generale Asl senza necessità di fare concorsi o selezioni. —





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