Condannata a 2 anni senza la condizionale consulente tributaria
PISADue anni senza la sospensione condizionale. Al quinto processo per appropriazione indebita cominciano a pesare le sentenze a carico di Ilaria Navarria, la consulente tributaria con studio a...
PISA
Due anni senza la sospensione condizionale. Al quinto processo per appropriazione indebita cominciano a pesare le sentenze a carico di Ilaria Navarria, la consulente tributaria con studio a Casciavola all’epoca dei fatti, condannata ieri dal giudice Anna Fabbricatore per una serie di episodi che in fotocopia ricordano quelli per cui è già finita sotto processo con verdetti di colpevolezza.
È una professionista che ha provocato una valanga di debiti che, però, hanno travolto altri. I suoi clienti. Non è una commercialista. Mai iscritta all'ordine. È una consulente tributaria che nell'arco di poco meno di dieci anni, stando alla Procura, ha trattenuto in totale centinaia di migliaia di euro di chi si fidava di lei.
Nel processo di ieri mattina le parti civili, assistite dall'avvocato Carlo Porcaro D'Ambrosio, erano un'estetista e un dentista pisani per un conto complessivo di circa 100mila euro. Soldi versati che sono diventati un debito per gli incolpevoli clienti della Navarria (difesa dallo studio legale Carloni) rinviata a giudizio per la quinta volta per appropriazione indebita aggravata. La prima sentenza risale al febbraio 2015 e fissava in 14 mesi, con la condizionale, la pena inflitta alla consulente. Cambiano solo i nomi e gli importi nelle storie che hanno un'unica sceneggiatura: i soldi che dovevano finire all'erario sono rimasti nelle tasche della professionista. Di sicuro non sono stati usati per pagare le imposte, Iva e i contributi previdenziali di imprenditori e professionisti. Il periodo arriva fino al 2012.
All'arrivo delle cartelle esattoriali per i tributi non versati, la professionista avrebbe preso l'impegno di pagare di tasca sua ciò che non aveva saldato dopo aver ottenuto la fiducia dei clienti. Scadenze tributarie e versamenti contributivi che i clienti pensavano di aver saldato dopo aver dato i soldi all'imputata e che, invece, non erano mai stati onorati. E quando sono arrivate le intimazioni i due clienti dello studio hanno scoperto di essere diventati debitori incolpevoli e, soprattutto, inconsapevoli.
Il processo penale servirà alle parti civili a risparmiare almeno sanzioni e interessi sui soldi che devono allo Stato che, anche in presenza di un raggiro di cui è provata l'assenza di responsabilità delle parti offese, rivuole comunque il capitale. —
P.B.
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