Il Tirreno

Pisa

le nuove norme 

Caos sull’obbligo delle vaccinazioni L’allarme degli esperti

GIAN UGO BERTI

Il professor Lopalco parla di un «sistema indebolito» L’analisi: «C’è anche un problema di risorse economiche»

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PISA

Autocertificazione, poi obbligo e di nuovo autocertificazione. In poche ore le istituzioni hanno cambiato per ben due volte totalmente idea in tema di vaccini. E non è ancora detta l’ultima parola. C’è sconcerto e timore quindi fra gli esperti soprattutto perché la proposta di legge governativa (giacente al Senato e destinata a dare una risposta definitiva) potrebbe far uscire in futuro dalla porta il problema per farlo rientrare dalla finestra. Lo pensa Pierluigi Lopalco, Ordinario di Igiene all’Università di Pisa. Di fatto – sono sue parole – la nuova legge, se approvata, incrementerebbe l’offerta di un rafforzamento dei servizi vaccinali. Ma, al di là della anagrafe vaccinale, non ci sarebbero risorse ed il tutto si limiterebbe solo ad abolire l’obbligo. Inoltre, l’ultimo emendamento rappresenta una mossa incomprensibile, quello della autocertificazione, poiché di fatto trasformerebbe in legge l’autocertificazione della vaccinazione. Scelta che va certamente interpretata come una strizzata d’occhio alle associazioni anti-vacciniste a cui il decreto sull’obbligo proprio non va giù. Nella proposta di legge si parla in particolare di “obbligo flessibile”. Si cancella del tutto l’obbligo vaccinale, ma l’autorità sanitaria (Ministero, Regioni, Comuni) potrebbe introdurre per periodi di tempo variabile e su parti variabili di territorio l’obbligo per questo o quel vaccino. Un’Italia, insomma, a macchia di leopardo. Cambierebbe l’impostazione della legge Lorenzin che prevedeva la massima copertura nazionale per raggiungere l’effetto gregge. L’obbligo “flessibile” è invece una misura di reazione ad una emergenza temporanea o locale. In assenza di altre misure (quel famoso rafforzamento dei programmi vaccinali) sicuramente non impatta sull’effetto gregge, che invece ha bisogno di tempi lunghi e di una estensione territoriale almeno nazionale. In altri Paesi dell’Europa occidentale, la cultura è ben diversa dalla nostra – precisa – perché le vaccinazioni sono basate sull’offerta volontaria e le coperture vaccinali sono comunque alte. È dunque una questione di cultura differente. In Italia, nei primi anni del 2000, si discuteva d’abbandonare le vecchie leggi che mantenevano l’obbligo per quattro vaccini, perché sembrava non ce ne fosse più bisogno. Qualcosa è cambiato. È un problema sociale e culturale: il rifiuto dei vaccini probabilmente si inserisce nel più ampio rifiuto di qualsiasi cosa sia sistema, autorità. Ma non bisogna neanche ignorare che i continui, silenziosi, tagli alla spesa sanitaria hanno anche contribuito a indebolire i servizi vaccinali. Un sistema indebolito – conclude Lopalco – ha bisogno di una stampella. L’obbligo vaccinale rappresenta, appunto, quella stampella».

Dal canto suo, il presidente dell’Ordine dei Medici, Giuseppe Figlini, esprime perplessità sulla non chiarezza da parte del Governo e del testo di proposta legislativa, rendendo impossibile ai medici famiglia ed ai pediatri di fornire le giuste e corrette informazioni. —

GIAN UGO BERTI

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