Toscana
L’ex assessore: certi personaggi dovrebbero aprire gli occhi
l’intervistaIn questi giorni stavo maturando l’idea che davvero si potesse aprire una nuova fase politica del centrosinistra pisano. Ho apprezzato molto l’invito dei Riformisti a partecipare alla...
l’intervista
In questi giorni stavo maturando l’idea che davvero si potesse aprire una nuova fase politica del centrosinistra pisano. Ho apprezzato molto l’invito dei Riformisti a partecipare alla tavola rotonda a Putignano durante la loro festa. Ho creduto davvero che la sconfitta bruciante di giugno potesse far aprire gli occhi a chi in questi anni si è parlato addosso troppo spesso, chiuso nelle stanze comunali e convinto che alla fine l’avrebbe spuntata anche questa volta. Ma l’intervento di Ghezzi ha lacerato, in parte, queste mie convinzioni».
Sanzo, perché vuole replicare a Ghezzi?
«Le sue dichiarazioni rappresentano la sintesi perfetta dei motivi per cui la coalizione di centrosinistra ha perso le elezioni. Rivolge critiche al Pd reo, a suo dire, di non aver valorizzato le liste civiche, nonostante in coalizione Serfogli ne avesse tre su quattro, e al ballottaggio ne ha imbarcate altre due. E in giunta le deleghe con maggiore visibilità le avevano proprio le liste civiche: matrimoni, turismo, litorale, manifestazioni storiche e la posizione di vicesindaco. Ghezzi non ha ancora recepito il messaggio dei cittadini pisani. Gli serve, evidentemente, ancora tempo».
Lei è stato attaccato direttamente e duramente…
«Sì, ha criticato il mio operato di un anno e sei mesi alla sicurezza urbana come ragione della sconfitta, facendo finta di dimenticare che fosse priva della polizia municipale. Nessun riferimento a “Pisa Città Europea dello Sport 2016” portata dal sottoscritto. O al raggiungimento dell’obiettivo del “porta a porta” per la raccolta dei rifiuti».
È sembrata una resa dei conti nell’ex giunta Filippeschi, che lei ha lasciato anticipatamente per opportunità professionali, ma anche lanciando accuse all’allora sindaco…
«Forse non ha ancora digerito i risultati elettorali 2013. Quando, in una sola tornata, ho preso più voti di quanti ne ha conquistati Ghezzi in tre: 755 contro 735. Ed io non ero capolista di una lista civica con il mio nome. Questi sono fatti, non chiacchiere. Fatti le cui origini risalgono al 2003 quando con appena 78 voti l’allora sindaco Fontanelli lo “inventò” (definizione di un amico comune) assessore».
Si è messo addirittura a raccogliere i numeri?
«I numeri aiutano a definire un’analisi politica. Nel 2008, nonostante il suo tentativo fallito del “porta a porta”, con appena 222 voti venne nominato da Filippeschi persino vicesindaco (e pensare che io con 755 preferenze ho dovuto combattere per far parte della giunta e che Cavallaro per ottenere lo stesso incarico ne prese 696 nel 2003). Ed arriviamo al 2013, anno in cui Ghezzi fa il suo record di crocette sulla scheda: ben 435 preferenze gli permettono di mantenere la poltrona di vicesindaco. Nonostante questo alle scorse amministrative ha preso 217 voti. E la sua Lista arriva appena al 3,76% (peggior risultato dal 2003): percorso finito».
Ma questo ragionamento come esce dalle questioni personalistiche?
«Non ho niente contro Ghezzi. Ma fa la morale a me sul valore della “squadra”, dimenticando forse che proprio a squadre ho vinto Olimpiadi, Mondiali, Europei, Coppe del Mondo e titoli italiani. E questo grazie al fatto che tre individualità remavano dalla stessa parte. Proprio quello che non succedeva in giunta».
Ma perché ha attaccato Ghezzi sui risultati ottenuti sul litorale?
«Il fallimento sul litorale viene da lontano ed è per questo che imputo la responsabilità politica della scelta a Marco Filippeschi. Anche qui evidenzio i numeri di Ghezzi: nel 2013 (cioè nel suo massimo splendore politico) di voti nelle sezioni del litorale ne conquistò 18. Nel 2018, quindi dopo Manu Chau, le Frecce Tricolori, le nuove rotonde, la riqualificazione della terrazza, eccetera ha patito un calo del 50% dei voti. Ha preso 9 preferenze. Chiaro no?».
La sua conclusione?
«Capisco l’amarezza derivante dalla sconfitta. Ma francamente è ora di dire basta. Pisa vuole facce nuove e lo ha già dimostrato. Proposte politiche nuove. Ed anche liste civiche nuove. Un po’ di buon senso nel fare un passo indietro bisognerebbe averlo, ogni tanto. Riformiamo il centrosinistra, partendo doverosamente dal Pd. E magari anche qui cambiando qualcosa».
In che senso?
«Credo che il Pd abbia esaurito la sua esperienza locale a livello di classe dirigente. Anche in questo caso non è un attacco personale al segretario Sonetti, forse però avrebbe dovuto rimettere il proprio mandato all’assemblea. Che poi avrebbe potuto anche respingerlo. Serve una figura che abbia conoscenza e rapporti, ma che rappresenti il nuovo».
Ha in mente qualcuno in particolare?
«Non è questione di nomi. Di sicuro non può essere uno troppo giovane. Ma nemmeno i soliti. Faccio un esempio: non possono essere, per me, profili tipo Fabrizio Cerri o Giuseppe Sardu. Sono personaggi di livello che possono aiutare, ma ora bisogna fare spazio a chi rappresenta il nuovo»
Qual è l’obiettivo?
«Il Pd deve tornare ad essere un partito vero. L’orizzonte è di qui a cinque anni. Serve qualcuno che trascini e rilanci come ha fatto Salvini con la Lega del dopo-Bossi. Oggi mi sembra che il Pd sia un po’ piatto». —
F.L.
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