Attenzione
Morto nel cantiere, prime responsabilità
Il consulente della Procura individua una serie di carenze nel ponteggio da cui cadde e morì un saldatore di 38 anni
pisa
Ci sono responsabilità penali nell’allestimento del ponteggio e nella gestione del sistema di sicurezza intorno alla barca nel cantiere nautico Seven Stars dove nel febbraio scorso un saldatore morì dopo la caduta dall’impalcatura.
È la tesi del consulente della Procura, l’ingegnere Maurizio Orsini, docente universitario a Pisa e professionista di parte civile nel processo per la strage di Viareggio.
In una cinquantina di pagine il consulente del pm Miriam Pamela Romano ricostruisce lo stato dei luoghi nel cantiere ai Navicelli e individua una serie di responsabilità che, a suo avviso, avrebbero reso vulnerabile e in violazione della legge il luogo di lavoro in cui perse la vita Alessandro Colombini, il saldatore di 39 anni, di Cascina, sposato, padre di un figlio di 8 anni, morto nella notte tra il 13 e il 14 febbraio per le lesioni riportate nella caduta dal ponteggio. Un volo di 14 metri che non gli lasciò scampo.
Lo studio dell’ingegnere è stata depositato in Procura e acquisito dai difensori dei sei indagati ai quali non è stato ancora notificato l’avviso di chiusura dell’inchiesta. L’ipotesi di reato è di omicidio colposo in concorso. Alla consulenza tecnica consegnata alle parti dal professionista incaricato dalla Procura, seguiranno le memorie preparate dai legali degli indagati.
Sotto inchiesta sono finiti il titolare della Seven Stars, Davide Mugnaini, 54 anni, di Massarosa; Davide Piccolino Corsico, 60 anni, di Santa Margherita Ligure, responsabile dell’area tecnica dell’azienda; Alessandro Del Sarto, 49 anni, di Visignano, capobarca dello yacht in refitting; Gabriele Del Dotto, 44 anni, di Camaiore, responsabile della ditta di verniciatura; Giuliano Gallinari, 55 anni, di Arena Metato, titolare dell’azienda fornitrice del ponteggio; Michele Puccini, 46 anni, di Cascina, titolare della Mp Metal, alle cui dipendenze lavorava Colombini.
Alla base delle indagini, sulle quali avranno un peso le perizie incrociate di accuse e difesa, non c’è solo la dinamica del volo, ma anche l’allestimento dell’impalcatura. Su quel ponteggio c’erano saldatori e verniciatori. Agli indagati viene contestata una responsabilità oggettiva sul presunto mancato rispetto delle norme e l’informazione al personale circa la sicurezza sui luoghi di lavoro. Ma c’è anche chi era sul posto e, senza prevederne l’esito, ha coperto il buco tra una tavola e l’altra con il telo per proteggere il ponteggio dalla vernice. Lo scenario su cui lavorano gli inquirenti è che per non imbrattare le tavole del ponteggio nella fase di verniciatura dello yacht siano stati stesi dei teli di nylon. Il saldatore nello spostarsi potrebbe aver messo il piede in un punto in cui non c’era il pannello. Solo che non poteva saperlo perché il vuoto era coperto dal nylon. E attorno all’impalcatura non c’erano appigli o protezioni cui aggrapparsi. —
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