Il Tirreno

Pisa

il caso 

Dopo otto anni l’Inps revoca gli aiuti a giovane disabile

Valentina Landucci

La madre e il medico che lo segue: «Decisione inspiegabile, ora siamo molto preoccupati per il suo rientro a scuola» 

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Il problema di Marco (il nome è di fantasia) è di essere un ragazzo di 14 anni intelligente, nonostante la sua disabilità. Cioè: è un disabile, ma siccome capisce e riesce a raggiungere obiettivi in ambito scolastico, non può (più) considerarsi un disabile grave come invece è stato negli ultimi otto anni. Marco non riesce a stare da solo in casa e in classe, ha bisogno di assistenza per le più banali operazioni che riguardano la sua persona, ha difficoltà a relazionarsi con gli altri. Soffre di disturbi definiti “importanti” di tipo psicopatologico confermati in pagine e pagine di relazioni cliniche ed esami da parte degli specialisti che seguono il ragazzo: quelli dell’Asl e quelli dello Stella Maris. Ma, appunto, capisce. E quindi non ha più diritto all’assistenza assicurata ai disabili gravi alla quale negli ultimi 8 anni ha invece avuto accesso.

Niente più insegnante di sostegno per l’intero orario scolastico. Nessuna possibilità di affiancamento di una figura specialistica sempre in ambito scolastico. E neppure la possibilità per la madre (l’unica che può assisterlo) di ricorrere a permessi e riduzioni di orario di lavoro per fare vicino al figlio. Solo per fare alcuni esempi. E viene da chiedersi se, in assenza di questo tipo di supporti, educativi ed anche economici, finalizzati ad assicurargli una qualità di vita accettabile, il nostro Marco continuerà ad avere le stesse possibilità di apprendimento e crescita: perché se è certo che Marco è intelligente non lo è il fatto che possa sviluppare le proprie capacità in mancanza di strumenti adeguati.

Perché gli sono stati tolti? È bastato, per così dire, un clic per “archiviare” 8 anni di diagnosi mediche e rivoluzionare, in una manciata di minuti, la vita di Marco e della sua famiglia. A premere sul tasto del mouse per cancellare la definizione “grave” alla disabilità del ragazzo ci ha pensato l’Inps a seguito dell’esame, che viene fatto periodicamente, della documentazione fornita dalla famiglia del ragazzo per il riconoscimento dell’invalidità e degli aiuti che per legge ne conseguono. «Quest’anno – racconta la madre del ragazzo – a differenza del passato abbiamo inoltrato, come richiesto, la documentazione per via telematica». Non c’è stata alcuna convocazione di Marco, come appunto in passato, da parte di una commissione che oltre alle carte esaminasse di persona il ragazzo. Niente da obiettare se l’esito dell’esame della documentazione fosse stato identico a quello degli anni precedenti. Ma appunto non è andata così. E la risposta, arrivata pochi giorni fa, ha lasciato la mamma di Marco interdetta. Come pure la dottoressa che segue il ragazzo ormai da otto anni, Sabrina Rota, dell’unità funzionale salute mentale infanzia e adolescenza dell’Asl.

«Sono molto preoccupata delle conseguenze di questa decisione sulla qualità di vita del ragazzo - afferma la dottoressa - non ci sono stati miglioramenti rispetto alle diagnosi degli ultimi anni ed anzi anche nell’ultima relazione dello Stella Maris si parla di disturbi dell’umore e dello spettro autistico. La delicata fase di crescita che sta affrontando, poi, complica il quadro generale estremamente complesso e delicato». La dottoressa precisa: «Nella documentazione inviata non c’è un’indicazione positiva, di miglioramento, rispetto al quadro clinico. L’unico aspetto positivo è che il ragazzo ha un quoziente intellettivo nella media dell’età: ha tutti i requisiti per poter apprendere e seguire obiettivi della classe. Ma questo solo se vengono adottate strategie di aiuto». Quelle che invece gli sono state negate con un clic. «È una decisione inspiegabile - conclude la mamma di Marco - Faremo ricorso ma i tempi saranno lunghi e intanto la scuola comincerà. Ho preso contatti con il preside della scuola per capire cosa possiamo fare». —

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