Il Tirreno

Pisa

Dal coma alla morte dopo la rimozione del pacemaker difettoso

Pietro Barghigiani
L'ospedale di Cisanello
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L'ospedale di Cisanello

L’ospedale versa mezzo milione ai tre figli della donna deceduta. La consulenza medica: «Danno cerebrale per il ritardo nella diagnosi»

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PISA. L’errore in sala operatoria. Con danni permanenti per i malati che escono più malconci di come sono entrati. E l’ospedale, per evitare sentenze con effetti pesanti sulle finanze aziendali, sceglie di chiudere il contenzioso arrivando a un accordo con i pazienti o i loro eredi. È di circa 650mila euro (493mila e 155mila, ndr) la somma liquidata dall’Aoup per due casi che non sono arrivati a sentenza. I riscontri affidati ai consulenti dell’ospedale e al comitato gestione sinistri hanno indotto i vertici a giungere a un’intesa che alla fine accontenta tutti. L’episodio più grave si è concluso con il decesso della paziente. Era arrivata dalla provincia di Napoli per un problema serio al cuore. La pensionata era stata ricoverata nel dicembre 2006 a Cisanello nel reparto di Malattie Cardiovascolari per «infezione e decubito nella tasca di alloggiamento di elettrocatetere ( pacemaker), in previsione di intervento di rimozione dello stesso».

Un intervento serio da eseguire con la massima cautela. E proprio per questo aveva scelto il policlinico pisano. Solo che nel corso dell’operazione per la rimozione del pacemaker i medici devono contrastare un’improvvisa emorragia delle pareti cardiache. Un inconveniente non raro. All’uscita dalla sala operatoria, però, la donna va in coma e nel gennaio 2007 passa alla Neuroriabilitazione con la diagnosi drammatica del coma. I tre figli a quel punto citano per danni l’Aoup davanti al Tribunale di Napoli. Dalla rimozione del pacemaker al coma qualcosa non ha funzionato.

E qualcuno ha sbagliato, sostengono i familiari della pensionata pronti ad affidarsi a un legale e trasferire dalla corsia al Tribunale il fronte della loro battaglia giudiziaria. Lo dice anche il consulente nominato dal giudice che, nella sua relazione, mette in evidenza la sintesi del suo esame sulle cartelle cliniche: «La gestione dell’iter terapeutico fu condotta in modo ineccepibile sia nell’indicazione all’estrazione del catetere, sia nella gestione della complicanza, sia nella gestione chirurgica del tamponamento cardiaco, ma il ritardo nella diagnosi e nella messa in opera dell’intervento di detamponamento ha determinato il danno cerebrale». Con una consulenza del genere l’ospedale si era convinto a trovare un accordo. Ma il peggio doveva ancora arrivare. Ai primi di febbraio 2017 la paziente muore per le complicazioni dovute all’operazione che l’aveva già ridotta in coma.

A quel punto la causa per danni trova una motivazione ancora più agguerrita tra i figli che ripropongono la citazione dell’Aoup, stavolta chiedendo un risarcimento milionario per la morte della mamma. Le richieste non vengono accolte in pieno. E sulla cifra di mezzo milione di euro si trova l’accordo tra le parti. L’ospedale paga e i figli lasciano perdere la causa in Tribunale. 

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