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Rapine violente con armi, cinque indagati

PIETRO BARGHIGIANI

Quattro uomini e una donna accusati dei colpi all’Eurospin e all’agenzia “Michele Viaggi”. Vittime minacciate, una picchiata

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pisa

Rapine violente. Con armi e minacce di morte a chi si è ritrovato a dover consegnare i soldi dell’incasso di giornata con una pistola puntata in faccia. Sono avvenute nel dicembre 2010 in città e ora la Procura chiude l’inchiesta accusando cinque persone, quattro uomini e una donna, di rapina in concorso e per alcuni anche lesioni, ricettazione e detenzione abusiva di armi.

Una contestazione che definisce autori, basisti e fiancheggiatori di una banda che a Pisa ha lasciato il segno con due irruzioni che per modi e aggressività avevano fatto capire agli inquirenti che si trattava di gente abituata a maneggiare armi e aveva confidenza con le rapine.

Dopo le lunghe indagini delle forze dell’ordine, il fascicolo è arrivato sul tavolo del sostituto procuratore Flavia Alemi che nei giorni scorsi ha firmato cinque avvisi di chiusura delle indagini. I destinatari sono Patrick Dori, 38 anni, originario di Udine, domiciliato a Pistoia; Paolo Dori, 55 anni, veronese con domicilio a Modena; Maurizio Pozzati, 66 anni, origini ferraresi, residente a Marina di Pisa; Dimitrov Urly Grumov, 53 anni, bulgaro, residente a Firenze; Anna De Renzis, 26 anni, residente in provincia di Rovigo. Alcuni sono assistiti dall’avvocato Maria Concetta Gugliotta.

Due i colpi contestati ai cinque indagati, alcuni dei quali sono in carcere per scontare vecchie pene riferite sempre a rapine. La prima avvenne la sera del 17 dicembre 2010 ai danni dell’Eurospin di via da Morrona. Bottino di circa 8mila euro. La seconda il 29 dicembre nell’agenzia “Michele Viaggi” in piazza Vittorio Emanuele. In quell’occasione la moglie del titolare fu anche colpita alla testa.

I due Dori, parenti di etnia sinti, sono accusati del colpo all’Eurospin con Patrick a cui viene contestato l’uso della pistola e Paolo quello di un bastone. Attesero che il discount fosse deserto e poi si presentarono all’impiegato. Uno puntava la pistola, l’altro teneva in vista il bastone. Al dipendente imposero di aprire un cassetto che conteneva l'incasso in contanti della giornata, 8mila euro. A causa del maltempo e dell’abbandonante nevicata, l'incasso della mattina non era stato portato alla cassa continua. Per questo a disposizione c'era una cifra così elevata in contanti. Per la Procura fuori ad attenderli c’era Grumov su un’auto rubata. A Pozzati, con diversi precedenti per rapina, viene attribuita la responsabilità di aver ideato il colpo e fatto da basista per la sua conoscenza da cliente del discount. Passano alcuni giorni e arriva l’irruzione nell’agenzia di viaggi. Un uomo e una donna, a volto scoperto e armati con un fucile, minacciano tre dipendenti e la titolare facendosi consegnare 3mila euro in contanti. Non soddisfatti prendono anche l’orologio e gioielli della commerciante. «L'uomo, che impugnava l'arma, ci ha ordinato di sdraiarci a terra altrimenti ci avrebbe ucciso» disse al Tirreno una delle commesse. I banditi si accorsero della titolare che stava telefonando alla polizia. La chiamata fu interrotta con un colpo in testa. —

PIETRO BARGHIGIANI

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