Sicurezza
Don Morelli: «Meglio un cestino e un sorriso che l’indifferenza»
Pochi volontari d’estate e la Caritas diocesana non può assicurare pasti caldi «Ma non ci sono altri servizi mensa, sempre che il Comune non ne apra uno»
PISA
Pasti freddi, i così detti “cestini”, al posto di quelli caldi perché in estate mancano volontari. E per chi non ha niente da mettere sotto i denti un panino resta comunque una valida oltre che indispensabile alternativa al piatto di minestra. Eppure quel panino della Caritas pisana (in realtà si tratta di un cestino che contengono due panini farciti, oppure un panino farcito ed un primo freddo - riso o pasta e frittata di verdure, tacchino o arrosto di pollo - un frutto, una bottiglia d’acqua e il sabato e la domenica un dolce) finisce nella bagarre politica scatenata, qualche giorno da un post del deputato leghista Edoardo Ziello sui social contro i preti che aiutano i rom. Post che ha dato luogo a una prima risposta della Caritas diocesana di Pisa alla quale non ha fatto mancare la propria replica l’assessora al sociale Gianna Gambaccini che ha messo in discussione, appunto, il panino al posto della minestra. I cestini sono, per la Caritas, una scelta inevitabile: «Lo facciamo perché in estate non c’è un numero sufficiente di volontari per tenere aperte le due mense di San Francesco e del Cottolengo dato che molti di loro sono studenti e a luglio e agosto tornano a casa - fa sapere il direttore don Emanuele Morelli - Fra decidere di chiudere per un paio di mesi e assicurare comunque un minimo di continuità, ormai da alcuni anni abbiamo scelto questa seconda strada perché per qualcuno, anche a Pisa, mettere qualcosa sotto i denti tutti i giorni non è cosa scontata se è vero che dall’inizio di luglio ad oggi sono stati già distribuiti 2.061 cestini a 117 diverse persone e, non essendoci in città altri servizi simili, a noi non è sembrato opportuno lasciarli da soli».
Don Emanuele Morelli ricorda di non aver ancora conosciuto Gambaccini e precisa che « in questi mesi non ha mai chiesto alcuna spiegazione sulle modalità di funzionamento del servizio: gliel’avremmo data volentieri pur non essendovi in alcun modo tenuti visto che le mense sono, da sempre, a totale carico della Chiesa pisana e, per scelta, non percepiamo alcun contributo pubblico».
«Siamo i primi ad essere consapevoli dei limiti del servizio che assicuriamo a luglio e agosto - conclude il direttore - . Se abbiamo continuato ad offrirlo ugualmente è solo perché a Pisa non ci sono altri servizi mensa per i poveri nei mesi estivi. Se e quando l’assessore organizzerà una mensa comunale che assicura un pasto completo agli indigenti in questo periodo dell’anno, chiuderemo il nostro servizio suggerendo e orientando le persone che abitualmente si rivolgono a noi, verso la struttura promossa dal Comune. Per adesso, però, non è così e, dunque, in attesa di conoscere le proposte dell’amministrazione, andiamo avanti: restiamo convinti, infatti che sia meglio un “cestino" e un sorriso che l’indifferenza».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
